(V.R.) Mark Zuckerberg ha deciso di dedicarsi anche al giornalismo: è una buona notizia. Che uno degli uomini più ricchi del pianeta, dopo aver guadagnato miliardi di dollari con l’invenzione e lo sfruttamento di Facebook, ne impieghi qualche altro per diffondere notizie, non può che fare piacere. Però, occorrerà controllare.
Internet è un ambiente meraviglioso, attraverso il quale si può comunicare con grande semplicità. Un territorio sconfinato, la cui scoperta, utilizzata perfino da persone semplici e ingegnose, ha cambiato il mondo. E non ha ancora finito di cambiarlo. Purtroppo è ormai dimostrato che attraverso il mondo digitale si possono anche lanciare insulti, diffondere fake news e forse addirittura vincere elezioni politiche. E si sta esitando un po’ troppo ad affrontare il problema.
Molti paesi, quelli di cultura giuridica più avanzata, si sono accorti che l’anarchia non può essere tollerata, poiché oltre certi limiti la libertà viene usata un po’ per offendere e un po’ per scopi ad esempio politici, attraverso la diffusione di bufale capaci di far ottenere voti, o di danneggiare in modo disonesto gli avversari. Le macchine del fango hanno raggiunto livelli mostruosi.
Zuckerberg è stato chiamato a rispondere di alcuni di questi guasti, ad esempio a proposito della violazione della privacy e della diffusione di pubblicità elettorale. Ora sembra voler intervenire per non ottenere multe e guai peggiori. Ha detto cose importanti. Ad esempio che la democrazia è basata sulla diffusione delle notizie. E ha domandato aiuto ai giornalisti, offrendo soldi a testate autorevoli per ottenere e diffondere Facebook News. Ha spiegato che il suo prodotto sarà personalizzato e che ogni iscritto riceverà le notizie correlate ai suoi interessi e ai suoi gusti. Un “giornale” diverso per ciascun utente, messo insieme con un collage degli articoli dei giornali che aderiscono all’iniziativa.
Il comunicato di Facebook afferma: “Il nostro obiettivo è mettere in evidenza le testate che trattano un ampio spettro di argomenti come scienza, intrattenimento e politica”. Nel “tab”, la sezione con le news, saranno visibili i titoli di Wall Street Journal, Washington Post, BuzzFeed News, Business Insider, NBC, USA Today e Los Angeles Times, oltre a quelli delle principali testate locali. “Il giornalismo è importante per la democrazia -ha affermato Zuckerberg – ma Internet è stato dirompente per il tradizionale modello di business dei giornali, quindi credo che i principali servizi Internet abbiano oggi la responsabilità di collaborare con i media”.
Vedremo. Soddisfatti di sapere che Facebook pagherà gli editori proprio ora che abbiamo saputo che Google in Francia, dove è stata recepita la direttiva europea sul copyright, toglierà dallo schermo le notizie dei giornali che pretenderanno un pagamento per il loro prodotto.
Potrebbe significare una svolta decisiva, anche se Zuckerberg difficilmente sarà un benefattore dell’umanità. I cittadini, in particolare quelli italiani, sanno bene che gli editori di solito non si preoccupano molto del contenuto dei propri notiziari, diffusi con la carta, la radio, la tv o i veicoli digitali, perché spesso questi industriali non sono “puri” (come si dice) cioè non si occupano esclusivamente e principalmente della bontà del proprio giornalismo. In realtà costruiscono i loro conti in banca grazie alla vendita di automobili, alla costruzione di palazzi e via dicendo. Anche Zuckerberg continuerà a fare business.
Prima di credere ai buoni propositi di un miliardario dobbiamo dunque verificare, attraverso il fact cheking (che alcuni già oggi praticano) quali notizie Facebook distribuirà, per fare altri soldi naturalmente.
Una cosa ormai è chiara: la libertà di stampa – che esiste, che ci siamo conquistati e che va difesa con ogni mezzo – è interpretata e utilizzata perfino da molti giornalisti, per diffondere informazioni parziali, faziose, o quanto meno interessate. Si ricordano di rado di cercare davvero la verità. Che invece è indispensabile alla democrazia, accanto alla libertà.

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