(V.R.) Il 12 settembre si votava, nell’aula del Senato. Era in corso la seduta per la fiducia al nuovo governo Conte. Enrico Mentana era in onda, su La7. Terminato il dibattito e ultimate le dichiarazioni di voto i senatori si erano espressi a scrutinio segreto e si aspettava il risultato. Il momento culminante della crisi politica che aveva caratterizzato l’estate. La presidente Casellati aveva seguito lo scrutinio delle schede ed erano in corso i controlli. Mentana sembrava un po’ alle strette.
“Questione di qualche minuto – dice – sarebbe il momento della pubblicità, ma aspettiamo”. Prosegue, ancora qualche frase, un po’ incerto. Il verdetto non arriva. E allora, certo pressato dalla regia di studio, decide: “Mandiamo in onda la pubblicità e se serve la interromperemo. I nostri tecnici sono bravi”. Parte uno spot, un minuto, forse due, poi il flop. Quando riappare l’immagine della presidenza nell’aula è tutto finito.
La7 non era riuscita a mandare in onda il momento clou, dopo tanta fatica era stato un flop. “Non siamo stati capaci”, ha detto a mezza bocca il direttore, protagonista di tante maratone.
Per il giornalismo, non solo per Mentana, una figuraccia: la notizia che tutti aspettavano aveva lasciato il passo a un annuncio pubblicitario. I guai della diretta? No. In tante altre trasmissioni il lavoro giornalistico non viene calpestato in questo modo.
Prendiamo lo sport. Durante la telecronaca di una gara automobilistica o di ciclismo il giornalista non viene fermato nel momento cruciale. Lo spot va in onda durante una fase poco rilevante, non quando si arriva al traguardo. Nel corso di un match di tennis ci si ferma quando i giocatori cambiano campo, nella pallavolo fra un set e l’altro. Durante la telecronaca del palio di Siena non ci si azzarda a mandare gli spot prima che la gara (1 minuto!) sia finita e che il cavalllo di una contrada abbia vinto.
La fiducia al governo conta meno?
Ci vogliono regole più stringenti. L’obbligo della separazione fra notizie e pubblicità è stata sancita da molti anni. L’idea base è che non ci deve essere confusione, poiché il consiglio per gli acquisti confonde, cerca di persuadere lo spettatore, mentre il linguaggio del giornalista non può e non deve convincere nessuno. Nel caso della maratona di Mentana durante la votazione al Senato si è fatto di peggio. Il lavoro giornalistico è stato posto in secondo piano, ha subìto un danno di sostanza e di immagine. Gravissimo.
I giornalisti devono rifiutare tutto questo. Gli organismi sindacali devono fare in modo che ogni decisione sia presa dal telecronista: solo lui può valutare la situazione e decidere se è tempo di lasciare spazio allo spot. Doveva essere Mentana e solo lui a stabilire se era necessario aspettare che il Presidente del Senato della Repubblica annunciasse, dopo settimane di discussioni, se l’Italia aveva o no un nuovo governo. Le notizie devono venire prima, sempre e comunque.

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