Scambio di (non) complimenti fra la Segretaria della Federazione della Stampa Alessandra Costante e il Presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli. Che pure fanno parte dello stesso gruppo, Controcorrente. Motivo della disputa, la riforma della professione che l’Ordine ha definito tre anni fa e ora sta rielaborando. Motivo del contendere è una parola: “prevalente”. L’Ordine nella riforma afferma che i professionisti esercitano l’attività giornalistica “in modo prevalente”. Quindi non esclusivo. Lasciando aperta la possibilità per i giornalisti di svolgere anche altre attività. Secondo Costante questo darebbe agli editori la possibilità di decurtare le retribuzioni.
“Nemici interni”
Parlando ad Aosta durante l’Assemblea dell’Associazione Stampa Valdostana il 21 ottobre Costante ha detto: “I nemici della professione non sono solo fuori dalla porta. Sono anche coloro che si inventano strane riforme per cui i giornalisti professionisti invece della esclusività professionale possono tranquillamente vedersi applicare il concetto della prevalenza. Ovvero: un po’ faccio il giornalista un po’ altro, come il comunicatore, con buona pace dell’etica e della deontologia”. Ha aggiunto: “Cosa significa ‘prevalente’? Qual è la caratteristica della prevalenza professionale? Oggi l’Ordine dei giornalisti deve completare la riforma della professione e mandarla al ministero della Giustizia. Questa riforma non aiuta i giornalisti, ma finisce di seppellire una professione che già vive male. Svendere la professione non fa aumentare il numero dei contratti. Oggi si tratta di far capire agli editori la centralità dell’informazione. Dobbiamo tenere assieme le due battaglie fondamentali della professione: la difesa del contratto e dei suoi diritti, che gli editori definiscono ‘privilegi’, da un lato, e quella sull’equo compenso per i collaboratori e i lavoratori a partita Iva”.
stati di crisi
Pronta la risposta di Carlo Bartoli, Presidente dell’Ordine dei giornalisti: “In un momento di difficoltà estrema per il giornalismo italiano la Segretaria della Fnsi non trova di meglio che denigrare il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Apprendiamo quindi che il problema non è costituito dal fatto che il sindacato non riesce da oltre un decennio a rinnovare il contratto di lavoro. Non sono un problema neppure i continui stati di crisi che svuotano gli organici delle redazioni e neanche la disaffezione dei colleghi nei confronti di tutte le forme di rappresentanza di categoria. Quando parla di ‘svendere la professione’ a cosa ci si riferisce? Costante fa riferimento alla proposta di riforma che il Consiglio nazionale ha votato alla unanimità nel 2023. C’era –e ci sarebbe– tutto il tempo per discutere in forma civile e pacata. Tra l’altro il dibattito in Consiglio è ripreso ed è ancora in corso, vista la novità della legge delega sulle professioni. Sarebbe più opportuno argomentare in maniera civile e ragionata delle proposte che potranno essere portate all’attenzione del ministero della Giustizia. L’Ordine potrà presentare una serie di punti che riguardano l’accesso alla professione, l’aggiornamento dell’esame di abilitazione, la disciplina e molto altro. Nel merito, la Segretaria si chiede ‘Cosa significa prevalente? Qual è la caratteristica della prevalenza professionale?’. La risposta la può trovare nello Statuto della Federazione della Stampa e delle venti Associazioni regionali di stampa che da oltre vent’anni hanno deciso di organizzarsi proprio così, sulla base della prevalenza del lavoro giornalistico, prendendo atto, della trasformazione del lavoro e della necessità di riconoscere e difendere anche le forme precarie e sottopagate di giornalismo. Non sarà la retorica a salvarci, ma la capacità di riflettere in maniera collettiva e unitaria. Gli insulti possono solo mettere a nudo le debolezze e le insicurezze”.
mercato del lavoro
Controreplica di Cristante: “Ha ragione Carlo Bartoli: in un momento complicato per la professione giornalistica, bisognerebbe ragionare sulle cose concrete e non sulle suggestioni populiste, portate avanti da chi la professione non la frequenta più da tempo, grazie ai prepensionamenti o a causa di essi. Vorrei confortare Carlo Bartoli: la Fnsi si confronta continuamente sul contratto, dentro e fuori il sindacato, nelle redazioni e con gli editori. Ma, purtroppo, quello che non può fare la Fnsi è costruire il mercato del lavoro, che invece può costruire l’Ordine dei giornalisti”.
La Segretaria Fnsi sottolinea che “in Italia i giornalisti sono più di centomila, su una popolazione di circa 58 milioni di abitanti. Un numero enorme, visto che meno della metà lavora e ha una posizione previdenziale attiva, come dovrebbe ben sapere il presidente dell’Ordine. E proprio in un momento delicato, di costruzione di un nuovo contratto di lavoro, dire che i giornalisti professionisti, che costituiscono quasi la totalità dei dipendenti delle aziende editoriali, devono rispondere solo al criterio della prevalenza del lavoro significa dire oggi agli editori che possono risparmiare ancora sul costo del lavoro e quindi sulle retribuzioni stesse. Mi chiedo per quale motivo un giovane dovrebbe frequentare l’università, laurearsi e poi iscriversi a un Ordine che gli dice che può fare anche un altro mestiere”.
“richiesta formale”
Viene poi evidenziato che “la prevalenza contenuta nello statuto e nel regolamento della Fnsi è ben differente dal concetto di prevalenza inserito dall’Ordine. Prima di tutto perché il concetto di prevalenza fa riferimento a pubblicisti che svolgono di fatto attività professionale e che, quindi, possono rientrare in questa categoria ai soli fini interni della Fnsi. La distinzione che fa l’Ordine, invece, ha esattamente l’effetto contrario, perché trasforma i professionisti in superpubblicisti: questa previsione, visto che l’Ordine è un ente di diritto pubblico, ha un valore ordinamentale per tutti i giornalisti italiani”.
(nella foto, Alessandra Costante e Carlo Bartoli)




