(S.A.) Cnn, Politico e Ms Now (il nuovo nome di Msnbc), le tre testate a cui Donald Trump ha vietato l’ingresso alla Casa Bianca, hanno presentato una causa per riottenere l’accesso. Il ricorso, riportato lunedì 21 settembre 2026 dalla stessa Cnn, si basa sul Primo Emendamento, la parte della Costituzione degli Stati Uniti che protegge la libertà di stampa, cioè il diritto dei giornalisti di raccontare i fatti senza che sia il governo a decidere che cosa possono scrivere o mostrare.
La richiesta d’urgenza sarà esaminata da un giudice federale del Tribunale distrettuale di Washington D.C. e potrebbe portare a udienze già in questa settimana. L’azione legale è rivolta contro Trump, la Capo di gabinetto Susie Wiles, il Direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e il Direttore del Secret Service, l’agenzia che si occupa della sicurezza del presidente, Sean Curran. Secondo i tre media, il provvedimento è stato adottato senza preavviso e senza una procedura formale, e sarebbe legato al contenuto dei loro articoli sull’amministrazione americana.
Il bando è stato annunciato da Trump venerdì 18 settembre sul social Truth, con l’accusa di pubblicare fake news, cioè notizie false, senza indicare motivazioni specifiche. Sempre sul social il presidente ha scritto: “La Casa Bianca non sta sferrando un attacco alla stampa libera, un valore che ho a cuore. Sta invece attaccando le fake news, un fenomeno che si è diffuso come un cancro” e che è “una minaccia per la nostra sicurezza nazionale. Deve essere fermato”.
Il giorno dopo, sabato 19 settembre, i badge, i tesserini elettronici che permettono di entrare, sono stati disabilitati. Alla West Wing, la zona della Casa Bianca dove lavorano il Presidente e il suo staff, il tesserino di una reporter e di un fotografo di Ms Now non ha funzionato ai tornelli. “Un agente mi ha chiesto di consegnarle il tesserino che era stato disabilitato”, ha raccontato la corrispondente Akayla Gardner. Anche la senior reporter della Cnn Betsy Klein ha dovuto consegnare il badge al Secret Service ed è rimasta fuori. Il direttore di Politico, Jonathan Greenberger, ha scritto alla redazione che lo stesso era accaduto alla collega Cheyenne Haslett.
Ai giornalisti che gli chiedevano il motivo della decisione, Trump ha risposto che non si è trattato di un singolo episodio, ma del risultato di “articoli cumulativi degli ultimi anni” che, a suo dire, contenevano “bugie” su di lui.
Sulla vicenda è intervenuta l’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca. La presidente Jaquie Heinrich ha dichiarato: “La decisione di revocare l’accesso ai giornalisti viola il Primo Emendamento”. L’associazione ha chiesto all’amministrazione di ripristinare immediatamente l’accesso dei colleghi.
Intanto il pool televisivo, il gruppo di emittenti che a turno segue gli eventi del Presidente e si divide la copertura e le spese -Cnn, Abc, Cbs, Nbc e Fox News- si è fermato dopo che alla Cnn è stato impedito di seguire Trump come emittente designata. La Cnn avrebbe dovuto accompagnarlo a New York per l’Assemblea generale dell’Onu, che inizia martedì. Continuano invece a seguire il presidente i pool di giornali, agenzie di stampa, radio e agenzie fotografiche.
A luglio Trump ha citato in giudizio alcuni giornalisti del New York Times per un’inchiesta sui problemi di sicurezza del nuovo Air Force One, l’aereo di Stato. L’anno scorso decine di cronisti hanno lasciato il Pentagono, sede del ministero della Difesa, perché si erano rifiutati di accettare nuove regole che, secondo loro, avrebbero limitato la libertà di stampa.




