“Le persone non vogliono maggiori contenuti. Si sentono già sovraccaricati. Il pubblico vuole dei punti di riferimento saldi con cui confrontarsi, dialogare, tracciare percorsi informativi non ancora intercettati. La notizia non è mai solo una notizia: è un’esperienza a cui le persone sentono di appartenere”.
Lo scrive Deborah Bianchi, avvocata specializzata in Diritto di Internet, nel suo saggio per l’Osservatorio Digitale dell’Ordine dei giornalisti 2026. Bianchi pubblica norme e doveri che restano alla base del giornalismo, nonostante la rivoluzione del web e dei social. Fa riferimento alla “Carta Globale di Etica per i Giornalisti” (International Federation of Journalists), che si occupa di indipendenza dei giornalisti e alla Carta Unesco “Principi Internazionali di Etica Professionale nel Giornalismo”, che si occupa della funzione sociale dei giornalisti, con il relativo manuale Unesco-Reporters Sans Frontieres “Handbook for Journalists”.
tavola valida
Viene fuori una sorta di tavola del giornalismo in ogni tempo e in ogni luogo, che è bene tenere a mente.
L’elenco di tutti gli standard etici-deontologici verso la “verità dei fatti” si può così specificare:
•raccontare solo i fatti di cui si conosce l’origine (verifica delle fonti)
•evitare di far prevalere l’urgenza di pubblicare sulla verifica dei fatti e delle fonti (slow journalism)
•riportare i fatti in modo accurato e fedele (accuratezza e fedeltà)
•riportare i fatti nel loro contesto evidenziando tutte le connessioni (contestualizzazione)
•conservare l’essenzialità della notizia evitando qualsiasi manipolazione (integrità)
•rifuggire dal manipolare e distorcere consapevolmente il senso della notizia (onestà intellettuale)
•in caso di errore o inaccuratezza provvedere a rettificare in modo trasparente (rettifica)
•preoccuparsi di fornire un quadro completo affinchè il pubblico disponga di tutti i materiali per avere una comprensione dei fatti il più oggettiva possibile (completezza oggettiva)
•preoccuparsi di presentare tutte le opinioni delle parti interessate dalla notizia (completezza soggettiva)
•evidenziare la distinzione tra la narrazione del fatto e i commenti, tra informazioni e opinioni (distinzione tra informazioni e opinioni)
•evitare che le proprie opinioni personali interferiscano sui fatti riportati (imparzialità)
•costruire l’informazione in modo trasparente per creare fiducia (trasparenza e affidabilità)
•addestrare il lettore e coinvolgerlo nel processo di costruzione della notizia o di avvicinamento alla “verità dei fatti” (partecipazione dei cittadini)
consorzio di media
Bianchi cita poi “The Trust Project”, fondato da un consorzio di media (fra i quali El Pais, The Washington Post) e di piattaforme digitali (Google, Facebook e Microsoft). “The Trust Project” si basa su otto indicatori di fiducia/affidabilità.
Primo indicatore: “Best Practices” della redazione
La prima “best practice”, ai fini della trasparenza e dell’affidabilità, è la dichiarazione della proprietà editoriale e degli eventuali finanziatori. Questo dato avverte l’utente sul punto di vista del giornale. Un’altra “best practice” si individua nella rivelazione della missione della testata e nella descrizione dei metodi di raccolta delle informazioni. Una ulteriore “best practice” attiene al conflitto di interessi: quali percorsi si attivano in caso di conflitto di interessi di un giornalista con il tema trattato?
Secondo indicatore: “Journalist Expertise”
Si tratta di rendere intellegibile all’utente il profilo del giornalista: biografia, competenze, altri articoli dello stesso autore. Il pubblico, con tali specifiche, è in grado di capire con chi si sta interfacciando e cosa aspettarsi.
Terzo indicatore: “Type of Work”
Specificare il tipo di contenuto proposto: si tratta di una opinione o di una analisi? Di un contenuto a pagamento o di un rapporto?
Quarto indicatore: “References”
Dichiarare le fonti e metterle a disposizione del pubblico, ove si tratti di documenti accessibili. Per dimostrare l’attendibilità del report investigativo o del dossier pubblicato.
Quinto indicatore: “Methods”
Specificare i metodi di lavoro adottati nel processo di costruzione della notizia. Per innescare il coinvolgimento dell’utente nella vicenda.
Sesto indicatore: “Locally Sourced”
Specificare se la provenienza dei dati derivi da una fonte locale, come ad esempio da un giornalista del luogo che abbia una conoscenza approfondita della situazione locale e della comunità.
Settimo indicatore: “Diverse Voices”
Riportare tutti i punti di vista dichiarati dai vari soggetti sulla questione trattata. E’ necessario riferire fedelmente le diverse prospettive sociali, ideologiche e demografiche. Rifuggire sempre dall’esposizione stereotipata di alcune comunità.
Ottavo indicatore: “Actionable Feedback”
La “verità dei fatti” è un obiettivo a cui si può tendere autenticamente solo ove si riesca a coinvolgere le persone interessate dalla questione trattata affinchè possano esprimere la loro opinione o addirittura proporre nuove questioni non intercettate dal giornale. Definire insieme le priorità di copertura delle notizie. Insieme è possibile responsabilizzare persone e istituzioni autorevoli e garantire l’accuratezza della notizia.
Il compito più arduo è ritrasformare i consumatori in lettori ovvero fruitori con un proprio senso critico.
alfabetizzazione informativa
Il movimento MIL dell’Unesco fa riferimento alla Media and Information Literacy (Alfabetizzazione mediatica e informativa), insieme di competenze che unisce l’educazione ai media e all’informazione.
MIL Insegna a valutare le notizie in modo critico, a usare la tecnologia in modo etico e creativo e a riconoscere la disinformazione; aiuta le persone a orientarsi nel mondo digitale e a difendersi da fake news e discorsi d’odio; promuove i diritti digitali e supporta gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu, come l’educazione di qualità e l’accesso pubblico all’informazione.
Il manuale individua cinque principi essenziali per la realizzazione del processo verso la verità: collaborazione tra giornalisti e cittadini facilitata da MIL; lotta di giornalisti e MIL ai pregiudizi e alla chiusura mentale; vigilanza di giornalisti e MIL sull’onestà del giornalismo; partecipazione dei cittadini al processo di costruzione della notizia facilitata dai giornalisti e da MIL; rafforzare i diritti delle persone rifuggendo da qualsiasi sottomissione o dipendenza.





Una sola osservazione sulle fonti. Se si tratta di giornalismo investigativo, volto a rivelare fatti poco o per nulla noti, le fonti spesso vanno protette e tutelate, non rivelate.