Nella mitica controversia che oppose i giornalisti del Washington Post e del New York Times all’amministrazione Nixon in occasione della pubblicazione dei Pentagon Papers -come ci racconta anche il celebre film The Post- la Corte suprema americana, dando ragione alle due testate, affermò il principio che “la libertà di stampa deve servire al popolo non al governo “

Intendeva che l’informazione inevitabilmente deve avere un carattere abrasivo rispetto ai centri di potere.

Per questo i giornalisti devono essere sempre nella condizione di poter essere abrasivi.

conti da regolare

Da questo punto di vista nella vicenda  giudiziaria  Ranucci/Lavitola, usata di volta in volta per regolare vecchi conti o omologare i residui spazi critici in Rai, vediamo come i contendenti abbiano in ostaggio il simulacro del giornalismo d’inchiesta, che lentamente viene ormai compresso e disattivato.

Sono  vari gli aspetti professionali e deontologici che affiorano nelle more delle mille chiacchiere, come ad esempio la relazione fra fonte e giornalista, oppure la commistione fra il mestiere ed altri interessi che possono insorgere nell’attività di ricerca.

testimonianza da difendere

Il punto essenziale è oggi -secondo me- difendere la testimonianza di Report come esperienza collettiva: dai suoi primordi con Milena Gabanelli, fino a tutta la fase giunta a noi con la direzione di Sigfrido Ranucci, la trasmissione ha visto decine e decine di giovani cronisti impegnarsi in spigolose e non ordinarie inchieste rompendo il clima di superficialità e di acquiescenza che ha segnato l’informazione nazionale.

Una straordinaria esperienza maturata e cresciuta nel cuore del servizio pubblico.

Questa relazione fra uno dei pochissimi programmi di investigazione giornalistica e il contesto dell’azienda pubblica è il dato da preservare.

indispensabile autonomia

Alla vigilia del rinnovo della convenzione alla Rai come azienda incaricata di pubblico servizio radiotelevisivo (scade il prossimo anno), è essenziale salvaguardare uno degli aspetti che danno sostanza esclusiva a quel mandato: assicurare spazi e incentivare capacità che assicurino al paese  una indispensabile autonomia nella ricerca giornalistica.

L’esperienza di Report è anche un presidio fondamentale per la sicurezza del Paese nell’attuale clima da guerra ibrida che vede costantemente in azione gruppi di guastatori che mirano ad inquinare e alterare il senso comune dell’opinione pubblica nazionale mediante un avvelenamento dei pozzi, una manomissione del fonti d’informazione.

luogo di combattimento

Avere esperienze e abilità a muoversi su questo crinale assicura anche all’intera nazione un livello di contrasto per ogni interferenza geopolitica.

Inevitabilmente questa nuova natura dell’informazione, non più servizio civile di trasparenza ma luogo stesso del combattimento di grandi partite politiche ed economiche, nella nuova società tecnologica impone un cambio di passo nella grammatica giornalistica.

Proprio come gli inviati di Report stanno sperimentando, addentrarsi  nei meandri di algoritmi e data base per ricostruire scenari e cogliere connessioni e commistioni di interessi impone una straordinaria padronanza di saperi e competenze per ridurre drasticamente la dipendenza da esperti e consulenti che comportano sempre un certo rischio ambientale.

patrimonio della comunità

In questo quadro, in cui si deve ragionare per rafforzare e non certo sminuire l’impegno di un programma quale Report, quanto sta accadendo al suo vertice inevitabilmente comporta una minaccia alla credibilità e integrità del lavoro redazionale, vero patrimonio di una tale comunità.

Non ho titolo né elementi per entrare nel gorgo della bomba che ha colpito Ranucci, che rimane indiscutibilmente la parte lesa di questa tenebrosa inchiesta. Quello che mi pare essenziale è che si faccia chiarezza sulle relazioni fra alcune delle inchieste condotte dal programma e uno degli oggetti di queste inchieste su cui non possono e non devono rimanere dubbi di sorta.

filo d’acciaio

Io credo che chi si trova, come si sono trovati i colleghi di Report, a cominciare dallo stesso Sigfrido, a camminare per anni su un filo d’acciaio teso sul gran canyon degli agguati e delle trappole, in alcun modo possa concedersi all’abbandono di simpatie o comodità di frequentazione con chi, o come motivo dell’inchiesta condotta, o come a volte, fonte, può intromettersi nel cristallino lavoro di investigazione giornalistica. Mi rendo conto di risultare fastidiosamente “pierinesco”, ma penso che chi ha la responsabilità di un tale carico professionale quale appunto la comunità di Report a cominciare dal suo capo, non possa avere ristoranti preferiti, tanto più se di proprietà di chi finisce nelle investigazioni di un’inchiesta, o mostra di adoprarsi per addirittura favorire l’immagine dello stesso investigatore.

sicurezza nazionale

Come dicevamo, il giornalismo è ormai parte essenziale della sicurezza nazionale, e, parafrasando il vecchio premier francese di inizio del ‘900, Clemanceau, “oggi l’informazione è troppo importante per lasciarla solo ai giornalisti”. Non parliamo poi degli osti dei giornalisti.

Per questo penso che si debba pretendere di verificare la distanza assoluta fra fonti e inchieste, in modo da assicurare a chiunque, alla ripresa del lavoro, vada a nome di Report a porre meritorie domande imbarazzanti ai potenti di poterlo fare senza alcuna riserva mentale o ritorsione dell’interrogato.

Report è troppo importante per la Rai e va difeso da tutti, persino dai suoi vertici.

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