Un grande “Arrivederci” e un fondo del Direttore editoriale Davide Giacalone. Il quotidiano “La Ragione – le Ali della Libertà” lascia le edicole dopo cinque anni di attività, restando in vita su sito, app e social. 

Lanciato in versione cartacea il 2 giugno 2021 -come “esperimento” di un lustro- chiude le rotative esattamente alla scadenza concordata, il giorno della Festa della Repubblica del 2026. Per il mondo dei giornali, è l’ennesima scommessa che si scontra con la realtà dei fatti e del mercato. Ed è l’ennesima voce che si indebolisce, in questo caso una voce di stampo centrista, liberaldemocratico ed europeista, tanto da avere le stelle dell’Ue nel simbolo. Partito con una foliazione di otto pagine, era successivamente passato a dodici, associando alla carta un’intensa attività social, con video, card-news e reportage di giovani cronisti, oltre a un hub culturale a Milano e a una serie di libri. Il tutto grazie alla cooperativa La Ragione e al principale socio finanziatore, la fondazione Stichting Social Sport, emanazione del gruppo Orlean Invest Holding di Gabriele Volpi.

troppo oneroso

“L’accordo con l’editore era per cinque anni rinnovabili”, spiega a Professione Reporter il caporedattore del quotidiano, Vittorio Pezzuto. “Pur essendo molto soddisfatto del prodotto e dei risultati, lo stesso editore ha deciso che fosse troppo oneroso proseguire con la pubblicazione cartacea. In ogni caso, non lo ringrazieremo mai abbastanza per questa avventura, per la libertà sempre concessa alla redazione -mai un’interferenza nella linea del direttore- e per aver mantenuto i patti. Siamo riusciti a fare molto, a garantire una voce a una minoranza laica, libertaria, ragionante, a creare un giornalismo mai urlato e a fornire una palestra per molti giovani. Siamo stati un laboratorio di sperimentazione grafica e tematica, penso alle nostre rubriche settimanali su fotografia o videogame. L’ultimo nostro libro è in uscita con Rubbettino: raccoglie i profili storici pubblicati in ultima pagina sui grandi personaggi del Risorgimento, della Resistenza e della Repubblica”.

100 euro a pezzo

Pezzuto riporta i numeri della testata: tre giornalisti assunti dalla società editrice, tra cui lui stesso, e numerosi collaboratori: “In cinque anni hanno scritto per noi un’ottantina di firme, con nomi come Luca Ricolfi, Paolo Armaroli, Andrea Cangini, Giancristiano Desiderio. Il nostro è stato un editore ideale anche nella puntualità dei pagamenti: 100 euro lordi a pezzo, corrisposti sempre il primo di ogni mese”. Quanto al futuro, Pezzuto assicura di rimanere tuttora, come i suoi colleghi, “giornalista e dipendente de La Ragione”, e di “continuare a lavorare”. Per il resto, “l’editore riorganizzerà le forze e prenderà le sue decisioni”.

poca pubblicità

La Ragione aveva un costo per il lettore di 50 centesimi. “Di questi”, spiega ancora il caporedattore, “ben 48 restavano all’edicolante, per nostra scelta. Inoltre, fin dalla nascita la cooperativa si era data la regola ferrea di non accettare finanziamenti pubblici. E pochissima era anche la pubblicità, salvo alcune inserzioni legali”. Le copie? “Negli ultimi tempi ne vendevamo circa mille. Ma ogni mattina distribuivamo la versione pdf a 55.000 abbonati gratuiti che ne avevano fatto richiesta. Altri ancora utilizzavano lo sfogliatore digitale o l’app”.

“arrivederci” ai lettori

Nell’editoriale del numero finale, Giacalone ha salutato i lettori, appunto, con un “arrivederci”: “Il modello della carta stampata è in crisi ovunque e lo è anche in Italia. Chiudono le edicole (ed è un male per le città) o si trasformano in punti vendita di prodotti diversi. Non soltanto i costi sono elevati (noi non abbiamo mai voluto prendere un centesimo di contributi pubblici), ma il sistema è in perdita di lettori e quattrini. Eppure non si deve fare a meno dei quotidiani”. E ancora: “Saremo attivi online, sapendo che si tratta di un mondo affollato e ancora da valorizzare. Le notizie non vanno solo date, vanno anche capite e per farlo non potranno mai bastare i singulti sincopati delle poche righe digitali. Quel mondo in cui basta una voce per attaccare furiosamente, un grido per disprezzare e manca lo spazio per creare una comune sentire costruttivo. Non è colpa del digitale in sé, che è una grande opportunità e un sicuro futuro. È colpa dell’avere lasciato che in quel mercato si affermassero pochi monopolisti irresponsabili e ricchissimi, mentre l’Unione Europea viene attaccata perché chiede la trasparenza del meccanismo interno che determina la profilazione di ciascuno e il privilegio di certe voci su altre: il celebre algoritmo”. 

ruolo in evoluzione

“La carta stampata, nel formato e uso quotidiano, ha visto progressivamente ridursi in modo clamoroso i propri spazi ma non i costi per sostenerla”, ha scritto invece Fulvio Giuliani, Direttore responsabile: “Viceversa il digitale -inteso come spazio sia web che social- ha assunto ormai un ruolo predominante. Ecco perché è online che continueremo a lavorare e a trasferire le nostre competenze, la nostra idea di giornalismo, riflessione e approfondimento. Sempre in quel mondo che cambia, a evolvere in modo costante è il ruolo stesso del giornalista e di chiunque faccia informazione e comunicazione. Saperlo interpretare, offrendo ai lettori attraverso le più svariate piattaforme la nostra idea di valori prima ancora che di giornalismo, è l’impegno che assumiamo con l’ultimo numero cartaceo de La Ragione”.

(nella foto, Davide Giacalone)

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