Ho letto con interesse l’articolo di Stefano Avanzi su “Objection”, la piattaforma che si propone di valutare la credibilità degli articoli giornalistici sfruttando l’Intelligenza Artificiale, lanciata da Pieter Thiel, genio un po’ spostato della Silicon Valley, fondatore di PayPal e paladino della lotta contro l’Anticristo.
Da quel che capisco, “Objection” si avvale di un algoritmo che assegna dei punteggi agli articoli in base alla qualità delle fonti utilizzate: da quelle istituzionali (punteggio massimo), alle fonti esplicite, alle fonti anonime (punteggio minimo), con tutte le gradazioni e sfumature del caso. E’ però sufficiente una lista di che cosa secondo “Objection” sarebbe credibile e che cosa no, per capire con che cosa abbiamo a che fare.
rapporto warren
Credibilissimo il rapporto della Commissione Warren sull’omicidio di JFK, sbugiardato anni dopo; poco credibile l’inchiesta del Washington Post sullo scandalo Watergate. Affidabili le assicurazioni dei vertici militari americani, “in Vietnam stiamo vincendo”, e da guardare con sospetto le inchieste dal sud-est asiatico di David Halberstam, Neil Sheehan e Peter Arnett (e sappiamo come è finita). Da tenere in considerazione le dichiarazioni di Bush sulle armi di distruzione di massa del regime di Saddam, sonoramente smentite dai fatti, e invece da bocciare gli articolo del New Yorker sulle torture nel carcere di Abu Grahib, basate sulle testimonianze di militari americani che, come è ovvio, parlavano protetti dall’anonimato.
bugie criminali
Vogliamo avvicinarci e tornare dalle parti nostre? Sarrebbero oro colato le calunnie del questore di Milano Marcello Guida sull’anarchico Giuseppe Pinelli, suicida perché colpevole della strage di piazza Fontana; sarebbe invece paccottiglia il lavoro investigativo di Camilla Cederna e Corrado Stajano che ristabilì la verità.
E che dire delle bugie del criminale Netanyahu e degli altrettanto criminali ayatollah iraniani? Sono più credibili, in quanto “fonti ufficiali”, delle testimonianze, inevitabilmente parziali e spesso anonime delle vittime palestinesi e iraniane?
ristretto gruppo
La lista parla da sé della credibilità, non del giornalismo, ma del sistema escogitato per giudicarlo. Se ad essa poi si aggiunge il fatto che l’algoritmo in questione è rigidamente “privato”, cioè non si conoscono davvero i criteri con i quali giudica realmente gli articoli, risulta chiaro quel che “Objection” è: l’ennesimo strumento di quel ristretto gruppo di società multinazionali che gestiscono le piattaforme di Intelligenza Artificiale, e dello schieramento politico che le sostiene e ne viene sostenuto, per tacitare il dissenso e screditare il giornalismo critico.
Ma si rassegnino: finché le democrazie europee e americane reggeranno, bene o male, finché esisterà un’opposizione sociale, non ci riusciranno.





Splendido articolo, non ho letto nulla di simile altrove. Conferma che il giornalismo non è morto e che nessuna AI sarà in grado di sostituirsi all’intelligenza umana. Grazie di esistere, mi verrebbe da dire