“Un libro coraggioso, con un punto di vista inedito, che dà voce a ciò che manca – e lo fa con una sincerità rara”.

Così si legge nella presentazione del volume “Vertigine” del giornalista Simone Alliva, uscito il 17 aprile per Fandango Libri. Di fronte alla tempesta mediatica scatenatasi in questi giorni intorno all’autore – accusato di aver tradotto e plagiato un lungo articolo dell’Huffington Post Usa senza citarlo – sono parole che suonano quasi ironiche.

salute mentale

Il caso esplode il 28 aprile, quando Selvaggia Lucarelli, nella sua newsletter Valetutto, mette a raffronto alcuni stralci del libro di Alliva con il pezzo di Huffpost “Together alone. The Epidemic of Gay Loneliness”, firmato nel 2017 dal reporter e commentatore statunitense Michael Hobbes. I temi sono gli stessi, e sono molto seri: la salute mentale nella comunità omosessuale, la mascolinità tossica e la piaga del “chemsex”, cioè l’utilizzo di droghe pesanti associate al sesso fra uomini. 

È stato un sociologo a segnalare a Lucarelli l’eccessiva somiglianza fra i due scritti, come riporta lei stessa: “Mi dice che ci sono delle parti del lungo articolo di Hobbes che vengono riportate testualmente da Alliva in ‘Vertigine’, senza segnalare che si tratti di citazioni, ma soprattutto che ci sono altri stralci in cui la scopiazzatura viene camuffata modificando i nomi e le località citate nell’articolo, trasformando quelle storie in vicende accadute in Italia a protagonisti italiani che però, curiosamente, recitano gli stessi virgolettati del pezzo originale, spesso lettera per lettera”.

sfondo sessuale

Per l’analisi dei singoli passaggi rimandiamo alla newsletter in questione. Ci limitiamo a citarne uno a titolo di esempio. 

Hobbes, 2017: “’Ero così entusiasta quando la metanfetamina era finita’. Questo è il mio amico Jeremy. ‘Quando ce l’hai’, dice, ‘devi continuare a usarla. Quando finisce, pensi: Oh bene, ora posso tornare alla mia vita’. Restavo sveglio tutto il fine settimana, andavo a queste feste a sfondo sessuale e poi mi sentivo uno schifo fino a mercoledì. Circa due anni fa sono passato alla cocaina perché potevo lavorare il giorno dopo”. 

Alliva, 2026: “’Mi emozionavo sempre quando la metanfetamina era finita’. Renato ha gli occhi enormi e un sorriso gentile. ‘Quando ce l’hai’, dice, ‘devi continuare a usarla’. Restavo sveglio tutto il fine settimana e andavo a queste feste a base di sesso, poi mi sentivo uno schifo fino a mercoledì. Circa due anni fa sono passato alla cocaina perché almeno riuscivo a lavorare il giorno dopo”. 

presentazione annullata

Come prevedibile, tali notazioni generano decine di commenti di critica, sconcerto o delusione sui vari social, mentre il giornalista perde centinaia di followers e annulla la presentazione del libro a Milano. Nel frattempo, Lucarelli accusa Alliva di aver usato questo “metodo” in altre occasioni, e così fanno alcuni utenti, con tanto di allegati. 

Simone Alliva, giovane firma attualmente a Domani, ha lavorato per dieci anni al settimanale L’Espresso, oltre a collaborare con diverse testate. È un nome piuttosto noto e seguito nella comunità LGBTQ+ italiana. Si occupa da tempo di inclusione e tematiche di genere, ha vinto due Diversity Media Awards e ha già pubblicato, sempre per Fandango, due libri: “Caccia all’Omo” e “Fuori i nomi”.

“errore grave”

Circa 24 ore dopo l’inchiesta di Lucarelli, l’autore italiano pubblica un post su Instagram dando la propria versione dei fatti. Fra le altre cose, si legge: “Mi sono reso conto solo dopo la pubblicazione che avevo, a un certo punto, sovrapposto ricordi a letture. È stato un errore. Grave. E me ne sono accorto quando il libro era già andato in stampa su segnalazione di un lettore, a seguito della quale ho concordato con la casa editrice una modifica del testo nell’eventuale ristampa”. E ancora: “Fin dall’inizio era previsto un riferimento esplicito in bibliografia che indicasse chiaramente quella fonte. Purtroppo, per una mia svista nella fase finale di revisione, quel riferimento e solo quel riferimento non è stato inserito insieme agli altri […] Un errore umano, di cui mi scuso […] Desidero essere chiaro: su quelle storie non vi è stata alcuna volontà né intenzione di appropriazione indebita verso un collega. Sarebbe stato infinitamente stupido […]  Un lavoro lungo anni dove ho unito ciò che leggevo con ciò che ho ascoltato, le parole che mi sono state affidate si sono unite a quelle che ho letto”.

credibilità perduta

Lucarelli controbatte poco dopo: “Sovrapporre ricordi succede, ma cambiare luoghi, nomi e date, copiare virgolettati e farlo pure usando (male) Google translate tanto da tradurre pure maldestramente alcuni passaggi dell’articolo americano, non è un problema di sovrapposizione di memoria. È copiare”. 

Sotto al post di scuse di Alliva, alcuni utenti difendono l’autore, plaudono all’attenzione comunque dedicata a un tema negletto e parlano di “shitstorm”, la moderna “macchina del fango”. La maggior parte, però, si dice ampiamente insoddisfatta delle argomentazioni addotte, ritenute auto-assolutorie e prive di una vera ammissione di responsabilità. È vero, notano alcuni, che i brani plagiati sono inseriti in un lavoro molto più ampio e magari meritorio, ma collocare in Italia – e al giorno d’oggi – fatti avvenuti negli Stati Uniti dieci anni fa, sottrae di per sé credibilità all’intero lavoro giornalistico, essendo il contesto spazio-temporale del tutto diverso. Senza contare l’assenza di qualsiasi riferimento a Michael Hobbes, una delle fonti da cui, si presume, si è maggiormente attinto per la stesura del saggio.

prossima edizione

Interpellato da Professione Reporter, l’editore Fandango Libri si è detto molto “dispiaciuto per l’episodio”: “Si tratta di un errore grave, non è una leggerezza. Simone Alliva ci ha chiamato e ha chiesto scusa anche a noi, perché noi non sapevamo nulla. Noi anche chiediamo scusa ai lettori, alle lettrici, alla comunità a cui è rivolto questo libro. Nella prossima edizione del volume citeremo tutte le fonti in maniera corretta. In ogni caso, per ora Alliva rimane un nostro autore. Ne abbiamo parlato con lui. Ha fatto un lavoro lungo e ci ha mandato anche prove delle sue ricerche. Ci dispiace per quanto è accaduto, perché è un testo a cui tiene molto e a cui ha lavorato molti anni”.

Quanto al Domani, il quotidiano per cui scrive Alliva, fonti del giornale hanno detto a Professione Reporter che “stanno valutando la situazione e il da farsi”, specificando però che la vicenda riguarda “un altro editore”, appunto Fandango.

gogne mediatiche

Naturalmente, le gogne mediatiche sono sempre da condannare e scatenano dinamiche sociali incontrollabili ed eccessive, soprattutto rispetto a questioni come la proprietà intellettuale. Su inciampi del genere sono caduti, del resto, nomi ben più noti di Alliva, che ha chiesto scusa. Quanto mai frequenti, inoltre, sono i plagi da altre lingue o da contenuti audiovisivi, per loro natura meno tracciabili.

Tuttavia, alcuni episodi chiamano in causa l’intera categoria giornalistica e la sua autorevolezza, necessitando – tanto più nella società digitale e dell’IA – di anticorpi sempre più efficaci al caos informativo, al prestazionismo, all’esigenza di emergere e alla progressiva riduzione di meccanismi di controllo.

(nella foto, Selvaggia Lucarelli)

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