(S.A.) L’editore del The New York Times, A.G. Sulzberger, ha accusato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di avere aumentato le pressioni contro la libertà di stampa e contro i mezzi di informazione americani. Durante un evento organizzato dalla Yale Law School a New York, Sulzberger ha dichiarato che l’amministrazione Trump avrebbe usato strumenti e poteri istituzionali contro il lavoro dei giornalisti in modo più aggressivo rispetto ai precedenti presidenti moderni.

Nel suo intervento, l’editore del quotidiano statunitense ha parlato anche del comportamento di alcune aziende dell’informazione americane, accusandole di avere fatto concessioni all’amministrazione per proteggere interessi economici o evitare scontri politici. “Non serve a nessuno ignorare la realtà che il presidente Trump abbia usato una gamma sempre più ampia di strumenti e poteri per colpire la stampa in modo molto più aggressivo rispetto ai suoi predecessori moderni”, ha detto Sulzberger.

Tra gli esempi citati ci sono le regole introdotte dal Pentagono per l’accesso dei giornalisti, che prevedevano accrediti soltanto per media considerati fedeli al dipartimento. La misura è stata successivamente giudicata incostituzionale da un giudice federale. Sulzberger ha ricordato anche le cause legali avviate da Trump contro alcune testate, tra cui il The Wall Street Journal, il Des Moines Register e la Bbc. Nel discorso è stato citato anche il caso del conduttore televisivo Stephen Colbert, allontanato dalla Cbs nonostante il suo programma fosse tra i più seguiti della rete. Secondo Sulzberger, alcune aziende mediatiche avrebbero modificato contenuti editoriali o ridotto le critiche verso Trump. Tra gli esempi riportati c’è il The Washington Post, di proprietà dell’imprenditore Jeff Bezos, accusato di avere limitato alcune posizioni critiche nelle pagine degli editoriali.

L’editore del New York Times ha inoltre parlato della scelta di alcuni media di utilizzare termini preferiti dall’amministrazione Trump, come la sostituzione dell’espressione “Golfo del Messico” con “Golfo d’America”. Secondo Sulzberger, questi comportamenti sarebbero stati adottati per “placare l’amministrazione o favorire i propri interessi economici”. “Questa capitolazione, anche nei casi apparentemente minori, serve soltanto a incoraggiare l’amministrazione a continuare ad attaccare la stampa”, ha aggiunto.

A settembre, Trump aveva avviato una causa da 15 miliardi di dollari contro il New York Times, accusando il quotidiano di essere “un megafono sfacciato del Partito democratico”. Pochi giorni dopo, però, un giudice della Florida ha respinto il procedimento. A maggio, invece, l’amministrazione statunitense ha citato in giudizio il giornale per le sue pratiche di assunzione, sostenendo che un dipendente maschio bianco sarebbe stato discriminato nella selezione per un incarico importante.

Negli ultimi giorni, il New York Times ha presentato una nuova causa contro una disposizione del Dipartimento della Difesa che obbliga i reporter a essere accompagnati all’interno dell’edificio. Secondo il quotidiano, la misura limiterebbe il lavoro giornalistico e impedirebbe ai cronisti di raccogliere informazioni considerate sensibili dai vertici militari.

Nel suo intervento, Sulzberger ha comunque elogiato alcune organizzazioni dell’informazione che hanno deciso di opporsi legalmente alle iniziative dell’amministrazione Trump. Tra queste ha citato il Wall Street Journal, la Associated Press e la radio pubblica Npr. “Alcune testate si sono dimostrate all’altezza della situazione opponendosi agli sforzi dell’amministrazione Trump di punire il giornalismo indipendente”, ha affermato l’editore del New York Times.

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