Giovedì 30 aprile è l’ultimo giorno della testata giornalistica online Tiscali Notizie, soppressa per volontà dell’attuale proprietà della società Tiscali. Con Tiscali News scompare uno dei simboli della prima era digitale italiana, travolto da una crisi industriale che ha segnato l’intero gruppo fondato da Renato Soru.

Si chiude un’epoca, è la fine di un portale che ha accompagnato milioni di italiani nei loro primissimi passi su Internet, quando aprire un browser significava quasi sempre atterrare su una homepage colorata e piena di link, con le notizie del giorno in bella mostra accanto alla casella di posta elettronica. 

Il gruppo Tiscali, oggi confluito nella holding Tessellis, ha aperto una procedura di composizione negoziata della crisi, che prevede lo scorporo dei vari rami d’azienda e la vendita per perimetri distinti. Il ramo B2C è oggetto di una procedura competitiva, e per la testata giornalistica non è previsto alcun futuro. L’acquirente individuato è la società energetica Canarbino, la cui offerta, in assenza di proposte alternative, potrebbe diventare vincolante a partire dal mese di giugno.
Il tribunale di Cagliari ha già concesso le misure protettive previste dalla legge, congelando le azioni dei creditori e permettendo alla società di gestire la ristrutturazione in modo ordinato.

Sono dodici i giornalisti coinvolti nella chiusura della redazione, quella storica di Sa Illetta, alle porte di Cagliari. Dieci di loro hanno già scelto di aderire all’esodo incentivato. Gli altri due andranno in cassa integrazione.

Fondata nel 1998 dall’imprenditore sardo Renato Soru, Tiscali è stata per anni uno dei simboli dell’internet europeo. Nata a Cagliari, si impose rapidamente come alternativa credibile ai grandi gruppi telefonici, cavalcando il boom della connettività a basso costo e costruendo una presenza in diversi Paesi europei.
Nei primi anni Duemila la capitalizzazione del gruppo raggiunse cifre miliardarie, sull’onda dell’euforia delle dot-com. Il portale Tiscali.it, con notizie, email, chat e servizi vari, era uno dei principali punti di accesso alla rete per milioni di italiani. In molte case, l’indirizzo di posta finiva in @tiscali.it.

Poi, come per molti protagonisti di quella stagione, è arrivato il ridimensionamento: concorrenza globale, i cambiamenti tecnologici, le difficoltà finanziarie. Anni di tagli, riorganizzazioni, fusioni. La più recente: quella con Linkem, da cui è nata Tessellis, che oggi gestisce la fase conclusiva di questa storia.

Con la chiusura di Tiscali News scompare un pezzo dell’ecosistema digitale italiano delle origini. C’è chi ha letto le prime notizie su Internet proprio su quel portale, chi ha aperto la prima casella di posta, chi ha scoperto cosa significasse “navigare”.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e il Consiglio regionale dell’Ordine della Sardegna rinnovano la solidarietà ai giornalisti che perdono il posto di lavoro e il ringraziamento alla Fnsi e all’Associazione della stampa sarda per il grande impegno sulla vicenda; e rivolgono un appello all’azienda e a tutte le istituzioni interessate perché quanto meno non se ne disperda la memoria: “Dev’essere assolutamente scongiurato il rischio che l’archivio della testata venga cancellato o comunque non sia più disponibile: un quarto di secolo di articoli, inchieste, interviste, approfondimenti e altro ancora rappresenta una preziosa testimonianza di un mondo che è cambiato a grande velocità. L’Ordine dei giornalisti sosterrà in ogni modo possibile lo sforzo dei colleghi di Tiscali perché il loro lavoro non venga dimenticato”.

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