È incredibile come ogni volta che si parla del destino dei giornali cartacei, oggi addirittura “sull’orlo del precipizio”, nessuno, dico NESSUNO provi a ragionare sulle  ragioni di questa crisi andando oltre il suo naso.
Tutti danno per scontato che siccome è arrivato il telefonino, è ovvio che il giornale di carta si butta nel cesso. E, dicevo, nessuno che provi a spiegarsi e a spiegare quello che accade perdavvero. Nessuno che dica una parola a proposito  del fatto che né gli editori e né gli stessi giornalisti abbiano mai avanzato un’auto-critica sulla qualità, e sulla distanza dalla realtà, dei prodotti che mettono sul mercato: e un prodotto, qualunque sia la sua “specie”, vende se corrisponde a un gusto, a una domanda, a un bisogno, ad una “sintonia” con chi decide di comprarlo. Nessuno che abbia il coraggio di riconoscere una verità semplice: i lettori diminuiscono, scappano dai giornali non per rifugiarsi nella nuova tecnologia (dove peraltro trovano una giungla di notizie e il caos delle fonti), ma perché non credono più in ciò che leggono, e con la stessa ragione per cui abbandonano l’informazione digitale.
È la qualità dell’informazione che va messa sotto accusa, ma è un esercizio indigesto sia per la casta degli editori (spuri) che dei giornalisti, in un paese in cui l’ossequio ai padroni di turno riscuote sempre larghe simpatie.
E a proposito dei numeri che riguardano le edicole; come cavolo  si fa a contrabbandare  raffronti con le percentuali delle “vendite individuali” (edicole) del 2021  per esempio con quelle del 2026, se negli ultimi 5 anni quasi un ulteriore 30% delle rivendite di giornali ha chiuso i battenti proprio a causa della grande fuga di lettori  da un’informazione sempre più spesso non veritiera  e asservita?
Qualcuno me lo spieghi, per favore.

g.giov2011@gmail.com

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