Il Secolo d’Italia, Libero, La Verità, Il Tempo, Il Giornale. Ovvero, tutti i giornali vicini al centro destra al governo. Anche Il Foglio. E Il Riformista. I giornali economici Italia Oggi e Milano Finanza. La Gazzetta dello Sport e Il Romanista. L’Identità, L’Edicola, La Discussione.
Questo è l’elenco dei quotidiani in edicola sabato 28 marzo. Quotidiani dove si è lavorato nonostante lo sciopero indetto dalla Federazione nazionale della stampa il 27 marzo, per protestare contro il mancato rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, scaduto nel 2016, dieci anni fa. La grande maggioranza dei media ha rispettato l’indicazione del sindacato.
seconda volta
La Gazzetta dello Sport è uscita. E’ la seconda volta: la Gazzetta era uscita anche in occasione del precedente sciopero del 28 novembre per il nuovo Contratto con 50 giornalisti al lavoro. Il Comitato di redazione in quella occasione si dimise. Il Direttore Stefano Barigelli ha scritto a professione Reporter: “Sono un vostro lettore e ho grande rispetto per chi sciopera, meno per la Fnsi. Comunque i numeri sono numeri: ieri in Gazzetta hanno aderito allo sciopero 18 giornalisti su 132. Come vi può confermare lo stesso Cdr. La maggioranza ha lavorato”. La Gazzetta ha lo stesso editore, Urbano Cairo, del Corriere della Sera: il Corriere non è uscito.
Il Riformista di Claudio Velardi è uscito mentre l’Unità ha scioperato: le due testate sono edite dallo stesso Gruppo Romeo.
senza padrone
Il manifesto ha spiegato: “Siamo una cooperativa e le ragioni delle sciopero, che sono reali e sacrosante per chi lavora con un editore proprietario, ci riguardano solo marginalmente. Non applichiamo e non applicheremo mai le norme proposte dai datori di lavoro che penalizzeranno i nuovi assunti. A novembre scorso abbiamo deciso di aderire comunque alla prima giornata di sciopero, per testimoniare la nostra adesione alle ragioni dei colleghi che vedono nella condotta degli editori la conferma del modo in cui il lavoro giornalisti viene svalutato, a discapito della qualità dei prodotti e alla ricerca di un tornaconto immediato per i proprietari che però diventa fattore di crisi di credibilità e di ruolo per la stampa tutta. Nelle testate italiane, anche in quelle più grandi e storiche attraversate proprio in questi giorni da preoccupanti compravendite, la precarietà e lo sfruttamento sono assai diffuse mentre le redazioni si sono assottigliate, tutte condizioni che al manifesto teniamo lontane. Non scioperiamo ulteriormente perché non abbiamo un padrone da incalzare se non noi stessi. E non avremmo danneggiato nessun altro che noi stessi soci della cooperativa fermando un’altra edizione del giornale, oltre alle lettrici e ai lettori che aspettano il manifesto. La cui informazione indipendente pensiamo sia importante soprattutto in giornate come queste”.
editoriale di zazzaroni
Hanno scioperato Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero, Il Mattino, Il Fatto Quotidiano, l’Unità, Domani, Avvenire, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, Leggo, Il Dubbio, La Ragione, L’Opinione, L’Altravoce, Corriere dello Sport, Tuttosport. Sciopero in tutte le tv, Mediaset compresa (Sky ha fatto edizioni ridotte). Sciopero in tutte le agenzie (La Presse ha fatto edizioni ridotte). Non hanno scioperato realtà importanti online come Citynews e Fanpage perché titolari di un differente Contratto di lavoro rispetto a quello Fnsi-Fieg. L’effetto della protesta è stato molto rilevante.
Ivan Zazzaroni, Direttore del Corriere dello Sport, sull’edizione del 27 marzo ha scritto nell’editoriale: “Il Corriere dello Sport-Stadio, rispettando una tradizione mai venuta meno, domani non sarà in edicola… Non uscire ci rende tristi, scioperare non è mai una festa. Ma esistono principi che vanno oltre le corporazioni e le categorie… Ci consentono di rinunciare a qualcosa perché a chi verrà dopo non tocchi la fame… Perché quando si è in squadra si gioca in undici. Quando si lotta per un obiettivo comune si fa una corsa in più per chi non ha più fiato… Essere in edicola sabato non è solo una furberia. Non è solo saltare la fila mentre c’è chi aspetta in coda da ore. E’ una mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi, oltre che di se stessi”. Titolo: “Il valore dell’unità”.






UNA PROVOCAZIONE
Bisognerebbe pensare ad una misura per cui quei giornali e quelle redazioni che non aderiscono alla battaglia sindacale per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, una volta conclusa la vertenza, quelle stesse redazioni e quegli stessi editori non potranno/dovranno beneficiare degli eventuali vantaggi che ne deriveranno.
Anche in questo campo, come in quello politico, bisogna fare una volta per tutte chiarezza su chi sta da una parte e chi sta dall’altra. Chi aderisce allo sciopero, scende in piazza, dedica il suo tempo oltre che per sé anche per gli altri, non lo fa senza sacrifici e senza (letteralmente) “costi”. Non lo fa – come amano ripetere Meloni & co. – per avere “il weekend lungo”! E dunque quelli che non ci rimettono niente, se la vedessero da soli, se saranno e potranno esserne capaci.
“Lo sciopero non è mai una festa!”: onore al merito a Ivan Zazzaroni, direttore con la schiena dritta del Corriere dello Sport.