Grave e contrario alla deontologia professionale.
Così l’Ordine dei giornalisti definisce la pubblicazione da parte di molte testate, “anche autorevoli” (Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, Fanpage), del video della aggressione alla professoressa a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Con un invito alle redazioni a riflettere sul loro ruolo.
“Riteniamo -si legge sul sito dell’Ordine- che il video dell’accoltellamento nulla aggiunga al racconto dei fatti. Quanto accaduto interpella prima di tutto i giornalisti sull’esercizio responsabile della professione e sulla necessità di non cadere nella spettacolarizzazione. Riteniamo, inoltre, che sia necessario tutelare sia i minori coinvolti che la persona gravemente colpita ed evitare il pericolo di emulazione. L’informazione di qualità si misura anche rinunciando alla caccia dei click”.
E’ stato lo stesso studente tredicenne che ha accoltellato la professoressa a riprendere la scena e a mettere il video sul suo canale Telegram.
Il Presidente dell’Ordine Carlo Bartoli Bartoli ha dichiarato: “La pubblicazione del video dell’aggressione, sia pure con qualche timido taglio o pixelatura, rappresenta un fatto grave. L’informazione non può emulare quanto di peggio troviamo sui social media e in questo caso fare un’amplificazione a un evento che il ragazzo ha voluto mettere in scena e pubblicare. Ci sono elementi che possono indurre all’emulazione che devono fare riflettere. Io credo che in alcune redazioni si debba riprendere una riflessione attenta su quelle che sono le carte deontologiche e il ruolo dell’informazione”.
Naturalmente è rilevante in questi casi la responsabilità dei Direttori.
Il fatto Quotidiano non ha pubblicato il video sul suo sito e ha spiegato: “La diffusione integrale di immagini così crude rischia di trasformare un fatto di cronaca in un prodotto sensazionalistico, alimentando una logica di audience che contrasta con il principio di sobrietà e rispetto delle persone coinvolte. Il giornalismo deve informare, non scioccare né intrattenere attraverso il dolore. C’è poi il rispetto della vittima. Mostrare in dettaglio le fasi dell’aggressione significa violare la dignità della persona ferita, riducendo un evento drammatico a contenuto visivo replicabile e condivisibile, senza controllo”. Stessa scelta per Qn, che non pubblica “soprattutto, per rispetto alle persone. Per rispetto all’insegnante colpita, per rispetto al suo stesso studente, quel bambino che, al contrario di noi, proprio sulla massima visibilità del suo gesto sconsiderato aveva contato”. Né Il Post né Open pubblicano.
Usigrai ha fatto “appello a colleghe e colleghi Rai, alle direzioni Testate e Generi perché si rispetti il Codice deontologico e non si pubblichi su canali e piattaforme Rai il video postato sui social dal minore”.
(Nella foto, Carlo Bartoli)





