Alle 8,30 del 31 marzo la notizia è apparsa sul sito del Corriere della Sera: “L’Italia nega agli Usa la base di Sigonella: il piano comunicato con i bombardieri in volo”.

A breve giro è diventata la notizia di apertura di tutti i siti, agenzie e giornali. La firma è quella nota per moltissime esclusive, da molti anni: Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere. 

vertici non consultati

La informazione è clamorosa: l’Italia di Giorgia Meloni, molto attenta finora ai rapporti con il Presidente Trump, ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella, in Sicilia. È accaduto qualche sera fa, ma la notizia è stata tenuta riservata. “È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano -si legge sul Corriere- a chiamare il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo di quanto era appena accaduto e prendere una decisione che inevitabilmente incide sui rapporti tra Italia e Stati Uniti. Portolano è stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che il piano di volo di alcuni bombardieri Usa prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però ha chiesto alcuna autorizzazione né ha consultato i vertici militari italiani. Il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo”.

opposizione informata

Le prime verifiche -scrive Sarzanini- hanno accertato che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese. Era stato proprio Crosetto, in Parlamento, a dichiarare: ogni operazione che non rientri nei trattati e debba essere quindi autorizzata ci impegniamo a farla passare in Parlamento. Lo stesso ministro in ogni occasione di rischio o attacco per i nostri soldati, ha sempre informato in tempo reale l’opposizione.

E’ stato Portolano -su mandato diretto del ministro- ad informare il Comando Usa della decisione presa: non possono atterrare a Sigonella perché non sono stati autorizzati e perché non c’è stata alcuna consultazione preventiva. E dunque è scattato il divieto. Mettendo in conto il rischio di una crisi diplomatica come accadde nel 1985, quando in Italia c’era il governo Craxi e il presidente degli Stati Uniti era Ronald Reagan. Craxi non consegnò il commando terrorista che aveva sequestrato la nave Achille Lauro e ucciso uno dei passeggeri; l’aereo con il commando era atterrato a Sigonella.

Nel giro di poche ore, dunque, due prese di distanza del governo italiano dall’asse Netanyahu-Trump: prima la protesta per il divieto al cardinale Pizzabballa di dire Messa nel Santo Sepolcro a Gerusalemme e ora Sigonella-bis. 

(nella foto, la crisi di Sigonella del 1985)

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