Un giornalista sportivo che pubblica un video a pagamento in cui esalta il “ruolo umanitario” dell’Arabia Saudita.
È il caso di Fabrizio Romano, il “re del calciomercato mondiale”, decine di milioni di followers sulle varie piattaforme e un impero economico di collaborazioni, contenuti social e iniziative professionali.
due minuti 13 secondi
La clip autoprodotta, che dura 2 minuti e 13 secondi, è apparsa su X il 2 marzo ed ha già ottenuto ben 12 milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti, like e condivisioni. “Global Humanitarian Role of Saudi Arabia” è la didascalia di accompagnamento, seguita dalla menzione @KSRelief_EC, che rimanda alla King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre, il “braccio filantropico” del regime di Riad. Presente anche l’hashtag #ad – abbreviazione di “advertising” – la formula obbligatoria usata da influencer e celebrità per dichiarare che il post è una sponsorizzazione retribuita.
divieto di pubblicità
Come è noto, fare pubblicità non è consentito ai giornalisti professionisti o pubblicisti, come il caso di Romano, classe 1993, iscritto all’Ordine della Lombardia dal 19 aprile 2012. Lui stesso si presenta come “giornalista” in tutti i suoi profili. Dopo che era stato aperto un procedimento disciplinare su di lui per aver fatto pubblicità alla Tim, Romano non risulta più fra gli iscritti all’Albo dell’Ordine lombardo, ma il suo nome risulta ancora presente nell’Albo nazionale. Mistero.
Il governo dell’Arabia Saudita è accusato da diverse organizzazioni internazionali di sistematiche violazioni dei diritti umani, oltre che, fra le altre cose, di aver ordinato l’uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, rapito e fatto a pezzi nell’ambasciata saudita di Istanbul nell’ottobre 2018. Da tempo, il principe ereditario -nonché primo ministro- Mohammad bin Salman assolda politici e personalità pubbliche internazionali per “ripulire” l’immagine del Paese ed enfatizzare il presunto “nuovo corso” della monarchia.
ripulire l’immagine
“In oltre dieci anni dalla fondazione -dice Romano nel suo video parlando in inglese- il Centro ha sviluppato 4.212 progetti in 113 Paesi in tutto il mondo, riflettendo il ruolo di guida umanitaria dell’Arabia Saudita. Il Centro ha lanciato un numero di progetti all’avanguardia e di qualità, tra cui il Masan Project per bonificare lo Yemen dalle mine antiuomo”. E ancora: “Il regno dell’Arabia Saudita si è classificato al secondo posto globalmente e al primo posto nel mondo arabo negli aiuti umanitari del 2025, guidando la classifica dei maggiori benefattori secondo il servizio di tracciamento finanziario dell’Onu”.
commenti e insulti
Il breve filmato è stato sommerso da commenti critici e insulti da parte degli utenti di X. Non solo: fin da subito si è attivato il sistema di “fact checking diffuso” del social di Musk -le Community Notes o Note della collettività- con diverse persone impegnate a contestualizzare le affermazioni dell’autore. Vari media italiani ed esteri stanno parlando della polemica, tra cui il quotidiano britannico The Telegraph e il giornale sportivo francese L’Équipe, secondo cui il giovane italiano -che in questi giorni si sarebbe “rivolto a un avvocato”- “mette a rischio la sua credibilità” e “ormai deve assumere un ruolo da influencer e non da giornalista”. Lorenzo Vendemiale del Fatto Quotidiano riporta l’annosa questione dei giornalisti star -“col seguito e il fatturato che ha Romano, il titolo diventa quasi accessorio”, e pone un dilemma non secondario: “I dubbi, però, possono venire ascoltando lo stesso Romano parlare, solo poche settimane fa e stavolta da esperto indiscusso di calcio, della Saudi Pro League: col senno di poi, sapendo adesso che Romano è in rapporti economici con le istituzioni saudite, quando racconta i passi avanti in termini di reputazione fatti dal campionato arabo, Romano sta davvero dando una notizia o anche quella è propaganda?”.
ordine lombardo
L’articolo 22 del Codice Deontologico delle giornaliste e dei giornalisti dice che la/il giornalista “non presta il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie o per promuovere marchi e prodotti commerciali. Sono consentite, a titolo gratuito e previa comunicazione scritta all’Ordine regionale di appartenenza, analoghe prestazioni per iniziative volte a fini sociali e umanitari”.
Già lo scorso anno, luglio 2025, Romano era finito nella bufera per aver prestato voce e volto a una pubblicità della Tim, tanto che il presidente dell’Ordine lombardo, Riccardo Sorrentino, aveva detto a Professione Reporter di voler proporre una segnalazione al Consiglio di disciplina regionale.
“un modo sano”
Appena pochi giorni fa, il 3 marzo, il giornalista è stato intervistato dal sito Ultimo Uomo e ha risposto anche a una domanda sulla vicenda Tim: “Il procedimento è ancora in corso, mi è stato chiesto di non approfondire il tema fino a quando non sarà concluso per non generare confusione e non compromettere l’iter”. Quanto alle regole deontologiche, per Romano “non siamo preparati a comprendere le nuove dinamiche della nostra professione. Lavorare supportato da uno sponsor si mantiene una cosa sana nel momento in cui non va a impattare direttamente sul tuo ambiente: se questi non c’entrano assolutamente nulla col lavoro che stai facendo ogni giorno ma si prestano a sostenerlo economicamente, credo che sia un modo sano per evitare di gravare sulle tasche del numero maggiore di persone possibile”. Inoltre, assicura di non “mai preteso un centesimo per poter riportare o utilizzare informazioni veicolate da me”, né aver mai creato un sito a pagamento, un paywall o un’applicazione a suo nome con un costo mensile, “nonostante il bacino di persone che potrebbero essere interessate a un simile servizio”.
“Fuori dalla realtà”
Proprio per questo, dice, “se si presentano brand disposti a supportare la crescita o il mantenimento di un progetto editoriale, mi pare che la sanità del sistema non venga intaccata. Per me è la normalità di quello che dovremmo vivere, spero che la direzione futura di questo lavoro continui a evitare che le persone debbano pagare per avere una notizia di calciomercato, eppure non siamo predisposti a garantirne la sostenibilità: credo che ci siano regolamenti veramente vecchi gestiti da persone fuori da questo mondo, che si ritrovano in un pianeta completamente diverso e non riescono a coordinarlo al momento. In Italia siamo completamente fuori dalla realtà, mentre altrove si è già in un’altra dimensione”.
Insomma, pubblicità sì purché provenga da altri settori e serva a mantenere le notizie gratuite.
(nella foto, Fabrizio Romano)
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