Orientarsi nello sterminato mare della rete, ricavando dal caos digitale informazioni preziose per aziende, decisori pubblici, quotidiani. Interpretare le opinioni degli italiani e magari, come è successo quest’anno, prevedere con largo anticipo il vincitore del Festival di Sanremo.

Human Data è la nuova piattaforma di Intelligenza artificiale – o “IA driven” – nata dalla fusione di due società già attive da dieci anni: SocialCom di Luca Ferlaino e Spin Factor di Tiberio Brunetti. 

“Non solo raccolta e osservazione passiva dei dati -si legge nel comunicato di lancio- ma un sistema orientato all’analisi avanzata, al pensiero critico e alla produzione di insight strategici a supporto della consulenza”. I numeri? “Oltre 150 milioni di fonti, tra siti web di notizie, blog, forum, recensioni; 1 milione di pagine pubbliche Meta e un archivio di oltre 100 miliardi di post analizzabili sui vari social. Un vero cambio di paradigma che trasforma le conversazioni in conoscenza strutturata. Instagram, Facebook, X, Youtube, Linkedin, Reddit, Twitch, TikTok, Snapchat, Pinterest, BlueSky, Threads: ogni conversazione e ogni interazione viene mappata per estrarre trend, comportamenti, preferenze e sentiment”.

Luca Ferlaino, presidente di Human Data. Il progetto è ambizioso e così le parole scelte per presentarlo. Ma cosa fate in concreto?

“Raccogliamo le interazioni di social e siti internet – commenti, post, condivisioni, reazioni positive o negative – e le elaboriamo in maniera analitica. Il risultato è un report dettagliato con numeri, infografiche e testi con le interpretazioni di quei dati”.

E questi report a chi sono destinati?

“A vari tipi di clienti: grandi e piccole aziende, politici, partiti, mezzi di informazione. Tutti coloro che hanno interesse ad intercettare e comprendere tendenze, opinioni e comportamenti. Chiunque voglia analizzare il pensiero degli italiani sui social e sul web rispetto a un determinato tema, un evento o un prodotto. La collaborazione può essere su singoli report o su base temporale”.

Un esempio recente di collaborazione con la stampa?

“La partnership esclusiva con Adnkronos per il festival di Sanremo. Abbiamo fornito all’agenzia un monitoraggio quotidiano delle interazioni social, che peraltro quest’anno sono state da record: 1,2 miliardi. Lo abbiamo chiamato ‘Human Index’: un sistema che intercettava quotidianamente, ad esempio, le canzoni più apprezzate, gli ospiti e i look più commentati, il picco di emozioni o di interesse, l’intervento che ha fatto più discutere, il possibile podio di ogni serata e così via. Tutte informazioni poi amplificate dal committente e riprese dalle varie testate”.

E questo metodo può essere utilizzato per qualsiasi argomento o evento…

“Esattamente. Tutto dipende dal cliente e dagli obiettivi. Mettiamo il caso di un quotidiano che voglia strutturare un articolo o un reportage sulle auto elettriche. Noi possiamo rilevare il sentore degli italiani sul tema, con focus sulle regole di Bruxelles, sull’industria cinese e su quella italiana e tanto altro ancora”.

Altri esempi dal vostro archivio?

“Con SocialCom abbiamo già fatto le ricerche più svariate. Penso a un’analisi sulla percezione dell’Hiv per un’associazione contro l’Aids e a un progetto, in sinergia con Banco Alimentare, sullo spreco di cibo e sui disturbi del comportamento alimentare. E ancora le varie relazioni sui partiti politici e sul loro gradimento fra gli utenti della Rete”.

Chi costruisce materialmente i report di Human Data?

“Il nostro staff è composto da una decina di persone. Le professionalità sono sostanzialmente di tre tipi: informatici per la ricerca dei dati; analisti per la loro sistemazione organica; e infine chi interpreta e commenta quei dati”.

Rispetto al tema della privacy come vi muovete?

“I dati che raccogliamo sono tutti pubblici, e soprattutto non vengono conservati, il che è il vero problema della privacy. Inoltre, se una persona esprime un giudizio pubblico -ad esempio ‘Quest’anno Sanremo è bello’- non c’è nessun problema a riportare quel commento. Ma in ogni caso a noi non interessano le opinioni dei singoli, bensì quelle aggregate. Ci interessa cosa pensa di Sanremo, per dire, un milione di persone”.

Quanto tempo occorre per una vostra analisi?

“Dipende tutto dalla complessità del tema. Capire se gli italiani desiderano la pace nel mondo, ad esempio, è molto facile. Ma ci sono posizioni molto più polarizzate e con risultati per nulla facili da interpretare”.

Cosa avete in più – e in meno – dei tradizionali sondaggi?

“Il nostro lavoro probabilmente manca della base statistica dei sondaggi classici, però è sicuramente più predittivo. Perché le persone sui social dicono cose che poi fanno. Se io scrivo che Sal Da Vinci è bravo, probabilmente poi parteciperò al televoto e voterò per Sal Da Vinci”.

C’è il rischio che la vostra piattaforma riduca ulteriormente gli spazi del giornalismo?

“No, perché non è giornalistica e non dà notizie. L’unica parte di scrittura è la spiegazione e il commento dei dati. Il nostro lavoro non può essere compiuto solo da persone, a meno che non si vogliano raccogliere manualmente milioni di contenuti. In ogni caso questo non è un settore nuovo, esistono da tempo dei software internazionali molto famosi. La differenza può farla appunto la capacità di analisi”.

È vero che sui social la gente è più propensa a dire cose negative?

“Sì, sui social mediamente la gente si lamenta”.

Un tema particolarmente sentito?

“Quello della sicurezza, molto sentito e molto discusso”.

Per concludere, una nota fuori tema. Lei è il figlio di Corrado Ferlaino, storico dirigente sportivo e presidente del Napoli di Maradona. Come sta suo padre?

“Bene, bene. Ora ha 94 anni ma sta bene ed è ancora lucido. Io vivo a Roma e ormai seguo poco il dibattito intorno al Napoli, ma continuo a vedere le partite in televisione”.

(nella foto, Luca Ferlaino)

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