Mi sembra francamente incredibile che esistano giornalisti che non riescano a fare formazione nell’arco di un anno. Neppure da remoto, con i corsi messi a disposizione on-line (e gratuitamente) dal nostro Ordine. Figurarsi se riesco a concepire l’armata di 20mila iscritti che in un triennio non ce l’ha cavata ad accantonare neppure un punticino sui sessanta richiesti dalla normativa. Evidentemente sono privo di quella dose di immaginazione necessaria a configurare la categoria (inquietante) degli “zeristi perpetui”, un fenomeno incredibilmente reale che spinge a interrogarsi mettendo a confronto la propria vita con quella altrui. Personalmente adempio ai miei doveri formativi senza entusiasmo, cercando però argomenti (deontologici per lo più) che possano stimolare curiosità e attenzione. Ogni volta che concludo un percorso formativo arrivo alla stessa identica conclusione: nessuno nasce imparato. Ovvero, la formazione non è mai tempo perso. Se c’è una cosa che non mi sentirei mai di contestare all’Odg è come ha organizzato il portale Sigef e l’offerta da remoto su Formazione Giornalisti: nel corso degli anni ogni criticità è stata rimossa e tutto scorre (alla Carlo Verdone, non alla Eraclito) molto molto bene. Con tre ore di sforzo per ogni corso on-line (in pratica sei ore di applicazione ogni anno) l’aggiornamento è fatto. Sottolineo che con i corsi on demand la formazione è possibile 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Allora mi chiedo: cosa può impedire a 20mila esseri umani con il tesserino in tasca di aggiornarsi? Un incantesimo? Catene alle caviglie? Un sequestro di persona? La convinzione di essere già preparati? Il sovrano disprezzo (come diceva Lui nel discorso di Bari del ’34) per gli obblighi imposti dall’Europa? La forma più assoluta di pigrizia? Resistenza civile? Un fenomeno paranormale?
Converrete che gli “zeristi” sono un fenomeno che merita di essere indagato e che il deficit formativo di “molti Direttori” puzza maledettamente di zolfo.

armando.orlando74@gmail.com

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