Un raggio di luce sfiora la gravissima crisi delle edicole, colpite da continue chiusure e con i titolari che resistono in vita ad un reddito medio lordo di appena 1059 euro al mese, ovvero di 2,94 euro l’ora, considerato che lavorano dalle 6 del mattino sino alle 19 o alle 20. Fa i suoi primi passi, al Senato, un disegno di legge che viene in loro soccorso e che potrebbe essere approvato entro la fine della legislatura. Prevede fortissime agevolazioni: Irpef e Inps ridotte del 50 per cento per i forfettari e deduzione di 10 mila euro per gli altri, invito a Regioni e Comuni perché pratichino esenzioni dalle addizionali, dall’Imu, dal canone di occupazione delle aree pubbliche, dalla Tari. E, non ultima, l’erogazione di crediti di imposta. “Alle 14.30 sono scattate le audizioni e abbiamo motivo di sperare che l’intero percorso sia veloce”, ha annunciato il senatore Walter Verini, primo firmatario, intervenendo il 27 gennaio al convegno dell’Associazione Stampa Romana dedicato a “Le edicole del futuro, il futuro delle edicole”.

lavorare insieme

Ma Verini è del Pd, e di questo partito sono gli altri firmatari. Perché mai questo ottimismo? “Perché quando l’abbiamo presentato a ottobre – ha spiegato il senatore –  il presidente della Commissione Finanze e Tesoro, Massimo Garavaglia, della Lega, lo ha subito incardinato, e il relatore, Filippo Melchiorre di Fratelli d’Italia, appare assai ben disposto nei confronti delle edicole: in una di queste, dismessa, fece la sua campagna per diventare sindaco di Bari”. Di Verini, del resto, ha “grande stima” Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, intervenuto anche lui al convegno dell’Asr: “Ma quel disegno di legge costa 400 milioni di euro l’anno. Non sarà mai possibile trovare risorse simili. In ogni caso è giusto, su un tema così, lavorare insieme”. Verini, d’altra parte, aveva già fatto sapere alcuni giorni fa che andrebbe bene anche una dotazione finanziaria iniziale considerevolmente più bassa, l’importante è il varo di quella legge di sistema. Il Senato dovrebbe fare il lavoro grosso, approvandola in pochi mesi, e alla Camera tutto sarebbe più facile.

sessanta pagine

Al convegno di Stampa Romana, introdotto da Stefano Ferrante, segretario dell’Associazione e giornalista parlamentare del Tg La7, è stato illustrato un Rapporto di 60 pagine, pieno di dati e tabelle, sullo stato dell’informazione e delle edicole in Italia e poi specificatamente nel Lazio. E’ questo studio che rivela lo scandalo dei nemmeno 3 euro di retribuzione oraria degli edicolanti, e che potrà rivelarsi utile anche per i senatori alle prese col disegno di legge. A presentarlo Pier Luca Santoro di DataMediaHub e Viviana D’Isa, di Asr e Italia Nostra Roma. Sulle edicole si riverbera la crisi della carta stampata: attorno al 2000 si vendevano 3 milioni di quotidiani per giorno medio, a fine 2024 eravamo crollati a 881 mila. Ma se la carta si riduce, il digitale non cresce e non compensa le perdite. I punti vendita sono così crollati da poco meno di 40 mila nel 2000 a circa 20 mila (ma quelli “puri” ed esclusivi, secondo un’altra stima, effettuata da Infocamere, sarebbero soltanto 10.200). Dal 2000 al 2024 il giro d’affari delle edicole si è ridotto del 71,8 per cento. Su 7.896 comuni italiani ben 4.974, e cioè i due terzi, non hanno un’edicola. La regione più sinistrata è il Molise, con il 94 per cento dei comuni privi di un punto vendita, quella che sta meglio, si fa per dire, l’Emilia Romagna, in cui a non avere edicole è un terzo dei comuni.

barachini domanda

Il sottosegretario Barachini ha definito le edicole “luogo imprescindibile delle nostre città”, ma si è posto poi alcuni interrogativi: “Nei punti di vendita arriva un prodotto che interessa davvero i cittadini? Gli editori sono puri? Chi ci guadagna dalla vendita dei giornali?”, per poi augurarsi che i giornali “disarmino le parole” e approfondiscano i temi, anche nella campagna referendaria in corso. Ha ricordato che “in Finanziaria abbiamo portato 60 milioni per l’editoria”. Ma il senatore 5Stelle Enrico Cappelletti ha accusato il governo “di sostenere soltanto gli editori, e non gli anelli più deboli, la distribuzione e le edicole. Noi al governo varammo il credito di imposta, anche se di soli 30 milioni, ed ebbe degli effetti positivi. Il margine degli edicolanti è minimo, per un lavoro di grande sacrificio”.

valanga di soldi

Giuseppe Marchica, segretario generale del Sinagi Cgil, ha assicurato che puntare sull’informatizzazione delle edicole, ad esempio con la comunicazione digitale delle rese, “farebbe risparmiare una valanga di soldi”, aggiungendo che gli edicolanti erano pronti “ma sono stati gli editori ad abbandonare la rete” e ha proposto di “riaprire le edicole in quelle località in cui le Poste stanno dismettendo i loro uffici”, aiutando così in molte pratiche i cittadini. Più in generale, deve essere incoraggiato un piano “polifunzionale delle edicole”. Tutti i sindacalisti hanno denunciato il fatto che il rinnovo contrattuale degli edicolanti è fermo da 16 anni. Il dibattito, stavolta coordinato da Lazzaro Pappagallo, cronista del Tgr Lazio e nella Giunta Fnsi, si è spostato sulla Regione e su Roma, dove le edicole si sono più che dimezzate in pochi anni, passando da 1000 a 450-500. Claudio Marotta, presidente della Commissione sul pluralismo dell’informazione della Regione Lazio, ha ricordato l’intervento regionale per riportare la vendita di giornali e periodici a Rieti, e ha difeso la formula del 60/40, in base alla quale le edicole possono offrire, oltre a giornali e periodici, anche altri servizi, e ha criticato la stretta ministeriale per i prodotti anagrafici. Enrico Iannelli, segretario provinciale del Sinagi Cgil, ha osservato che con “18 centesimi su ogni euro che entra non possiamo vivere”. Andrea di Silvio, edicolante e segretario regionale Ugl, ha sottolineato le difficoltà di risalire la china, colpa anche della qualità dei giornali, visibilmente scaduta. E il segretario Asr Stefano Ferrante, concludendo i lavori, ha accusato gli editori “di essere i primi a prendere soldi senza investire”. Per Ferrante le edicole possono risorgere con un impulso alla digitalizzazione e l’estensione ad altre forme di commercio, ma sempre di prodotti culturali qualificati.

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