(C.G.) “Boniperti non voleva giocarla quella partita: lo ha costretto l’Uefa”. Sergio Brio ricorda la notte dell’Heysel con i suoi 39 morti, il 29 maggio di quarant’anni fa, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati piena in tutti i suoi posti. C’è il presidente di Montecitorio, Lorenzo Fontana, il presidente della Juventus, Gianluca Ferrero (con Giorgio Chiellini ad ascoltarlo), e diversi parlamentari, da Marco Osnato presidente dello Juventus Club Parlamento (“Di gran lunga quello con più iscritti”) a Fabrizio Comba, autore di un progetto di legge ormai in dirittura d’arrivo che istituirà la Giornata della memoria delle Vittime della violenza nello sport, muovendo proprio dall’Heysel. E c’è naturalmente Emilio Targia, regista dell’evento, autore del libro “Quella notte all’Heysel” e del podcast “Dentro l’Heysel”, mentre il dibattito viene moderato da Guido Vaciago, direttore di Tuttosport.

Brio, da testimone oculare di quella finale contro il Liverpool, racconta che dopo il crollo della curva dello stadio di Bruxelles, che oggi si chiama Re Baldovino, il presidente della Juve venne chiamato in riunione dall’Uefa. “Non me la sento di giocare in queste condizioni”, fece Giampiero. “Dovete farlo – fu la risposta – altrimenti perderete 3 a 0 “. Boniperti andò nello spogliatoio e cercò di non traumatizzare i giocatori. “C’è stato un morto italiano” disse loro. Solo dopo, in albergo, avrebbe rivelato cos’era successo.

Il presidente Fontana, da padrone di casa, ha raccontato di essere rimasto sconvolto da un documentario visto nel maggio scorso, e commosso dalla lettura del libro di Targia: “Questa giornata è un obbligo morale, perché una tragedia del genere non si verifichi più”. E Ferrero: “La coppa che ci aspettava si è trasformata in trauma. Ma abbiamo deciso di non dimenticare. Nel 2011 abbiamo inaugurato uno stadio all’insegna della sicurezza, e preso tante iniziative, non ultima, il monumento che ricorda le vittime”. Vaciago ha insistito sull’esigenza di “de-juventinizzare la tragedia”, criticando quei “cori schifosi” che talvolta si sentono negli stadi: “Non sono morti 39 tifosi juventini, ma 39 cittadini europei”.

Andrea Lorentini, presidente dell’Associazione fra i familiari vittime dell’Heysel, fondata dal nonno, ha ricordato che nel processo d’appello l’Uefa è stata condannata. Renato Brunetta, presidente del Cnel, ha detto in video che quella sera era a Bruxelles, non allo stadio, al seguito del ministro Gianni De Michelis che invece era in tribuna e che poi, con un aereo militare portò in Italia più di cento feriti. Videomessaggi di Luciano Buonfiglio presidente Coni, e Gabriele Gravina, presidente Figc. E conclusione del protagonista  dell’evento, Emilio Targia: “Una stratificazione di responsabilità che ricorda il Vajont. La scelta di uno stadio di cemento marcio, i troppi biglietti venduti, gli scarsi controlli delle autorità belghe. La Juventus è stata la vittima, non il carnefice. Conserviamo la memoria, rinforziamone il Dna, andiamo nelle scuole, perché un evento simile non si ripeta più”.

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