(S.A.) Il Consiglio di amministrazione della Rai sta valutando la cessione dello storico edificio di corso Sempione 27 a Milano, la sede da cui il 3 gennaio 1954 partì la prima trasmissione televisiva del servizio pubblico. Dipendenti e rappresentanze annunciano un’assemblea aperta alla città martedì 16 dicembre alle ore 15, davanti all’edificio, per chiedere chiarezza sul futuro del Centro di Produzione Rai di Milano.
L’immobile di Gio Ponti, considerato di alto valore, potrebbe essere venduto prima che sia pronta la nuova sede del Portello – MiCo Nord, dove la Rai dovrebbe trasferirsi come inquilina, in affitto della Fondazione Fiera Milano, con un canone stimato in circa 6 milioni di euro l’anno per 27 anni. Per rendere possibile la vendita immediata, l’azienda starebbe valutando la liberazione anticipata dello stabile, rinunciando all’ipotesi di leaseback (vendita e riaffitto) inizialmente prevista dal piano immobiliare.
Secondo quanto comunicato dalle Rsu del Centro di Produzione Rai di Milano, dal Cdr Tgr Lombardia e dai Fiduciari Rai Sport e Tg3, questa scelta comporterebbe un trasferimento temporaneo in via Mecenate, in spazi che, allo stato attuale, possono ospitare circa 200 dipendenti rispetto ai circa 900 oggi presenti a corso Sempione. Nel documento si legge che tale trasferimento “significa ridimensionare il tessuto produttivo della Rai di Milano”, con il rischio di una riduzione delle attività e di uno spostamento delle produzioni verso altre sedi.
Le rappresentanze segnalano inoltre che il Centro di Produzione di Milano è senza direttore da oltre cinque mesi e che, secondo quanto riportato nel testo, a Milano non sarebbe presente alcun dirigente, mentre a Roma ne opererebbero oltre duecento. Nel comunicato viene evidenziata anche la possibilità di un doppio trasloco, da corso Sempione a Mecenate e successivamente al MiCo Nord, definito come un utilizzo non efficiente delle risorse, considerando i costi di affitto, adeguamento e ristrutturazione di spazi che non sono di proprietà della Rai.
Sul progetto della nuova sede al MiCo Nord, le rappresentanze riferiscono di criticità già emerse, tra cui spazi ritenuti insufficienti per gli studi televisivi e radiofonici, aree limitate per le attività accessorie e per i mezzi delle riprese esterne, oltre alla mancanza di condivisione dei progetti con le organizzazioni sindacali. Nel testo viene posta la domanda: “Che senso ha vendere per andare in affitto a 6 milioni all’anno?”.


