(A.G.) Donatella Stasio è stata cronista politica e giudiziaria al Sole 24 Ore. Poi per cinque anni è diventata Capo ufficio stampa e portavoce alla Corte Costituzionale: è riuscita a portare gli austeri membri in giro per carceri e scuole. Potremmo dire che sia l’applicazione della Costituzione a muovere i suoi passi. Come in questo suo ultimo libro, “L’amore in gabbia” (Castelvecchi editore), storia di Gianluca, undici anni in prigione, da quando ne aveva 17.
Gianluca è “uno che ce l’ha fatta”. Oggi ha un buon lavoro e una casa confortevole. Ma non riesce a convivere con nessuno, neppure con sua figlia. Deve sapere che se ne andranno, che a un certo punto rimarrà solo. Effetto carcere – spiega Stasio- dove la rieducazione scritta in Costituzione dovrebbe andare di pari passo con l’educazione sentimentale, e però non succede, né l’una né l’altra. In carcere la pena dovrebbe essere privazione della libertà, invece si aggiungono falsificazione dei rapporti, controllo totale, abolizione di ogni privacy, mortificazione dei corpi e degli animi. Esiste solo chi sta sotto e chi sta sopra.
diritti garantiti
La Costituzione (in tre articoli, 13, 27, 28) parla di rieducazione e reinserimento sociale, della possibilità di mantenere relazioni familiari e affettive, insomma garantisce ai detenuti i diritti. E oggi, tuttavia, siamo ancora- dice Stasio- alla “scuola di perfezionamento del crimine” (definizione di Filippo Turati del 1904), scuola di malavita, discarica sociale. I carcerati sono gente rinchiusa a marcire, le chiavi buttate, l’aria mancante, in un affollamento incivile.
Gianluca a undici anni era già spacciatore, a quindici spacciatore tossico di cocaina a Quarto Oggiaro, Milano. Papà morto, mamma annichilita dal bisogno di lavorare per mantenere tre figli. Mamma che non riesce ad abbracciare. Prima reclusione al Beccaria, poi Fossombrone, con terroristi e mafiosi, dove “c’è la gara a togliersi la vita”. Poi Busto Arsizio. Infine Bollate, un esperimento -rimasto unico- di “trattamento avanzato”, “carcere dal volto costituzionale”, aperto al mondo fuori, con possibilità di lavoro, studio, svago. Qui Gianluca inizia il suo percorso di recupero. Dipinge, recita, gioca a calcio, studia. Comincia un’altra vita, istruttore di pilates, osteopata, fino a diventare oggi imprenditore del benessere. Stasio racconta la vita di Gianluca, le entrate e le uscite dal carcere, le fidanzate, l’amore spesso violento, che non riesce a stabilizzarsi, nemmeno con la madre di sua figlia. E attraverso di lui dimostra l’impossibilità di coltivare affetti in un mondo recluso, dove la masturbazione è la soluzione più semplice e diffusa (a patto di trovare un angolo senza essere visti).
un giudice a spoleto
In prigione l’intimità, l’affettività, la sessualità non sono considerate espressione della personalità umana. Nel 2024 la Corte Costituzionale sancisce la dignità dell’amore in carcere e ordina al governo di tutelarla: due ore di amore da consumare in una stanza con letto e bagno, priva di serratura all’interno, biancheria portata da casa. Per quindici mesi il governo non fa nulla, poi -aprile 2025- il magistrato di sorveglianza di Spoleto accoglie un ricorso di due reclusi a Terni e autorizza l’amore in galera. Il ministero della Giustizia impugna.
La storia dei diritti in galera va di pari passo con quella di Gianluca, che invece è contrario, non lo farebbe l’amore in gabbia, finché il carcere è quello che è: “Se il carcere diventasse una comunità di relazioni che permette al detenuto di capire innanzitutto il valore che ha come persona, allora sì che potremmo invitare i nostri cari a partecipare. Allora sì che potremmo fidarci, magari anche partecipando alla creazione di luoghi intimi dove promuovere l’amore in ogni sua forma. Oggi no, come si fa a fare l’amore in un luogo privo di amore? Mai chiederei alla persona amata di sottomettersi a quest’ennesima pena. Lì dentro è già penoso parlare, figuriamoci amarsi fino in fondo. Meglio la solitudine”.
Gianluca è segnato dal dolore, Stasio con il suo libro tagliente lotta affinché le cose non vadano sempre nel peggiore dei modi.




