di ALBERTO FERRIGOLO

“Ue corrotta come l’Ucraina. Fermata la biondina del Pd”. Così titolava lo scorso 3 dicembre La Verità, il quotidiano fondato, edito e diretto da Maurizio Belpietro dal 2016, a proposito del fermo in Belgio di Federica Mogherini, già ministro degli Esteri del governo Renzi e poi Alto rappresentante europeo, accusata di corruzione insieme ad altri due colleghi. “Biondina”, non si sentiva da tempo. Almeno dall’epoca della cronaca nera inizio anni Settanta, usato in termini dispregiativi, offensivi, di tipo criminale (“Il biondino della spider rossa”, a proposito della scomparsa il 6 maggio 1971 all’uscita dalla scuola di Milena Sutter, figlia tredicenne di un ricco industriale, il cui corpo viene ritrovato in mare dopo due settimane). Il “biondino”, Lorenzo Bozano, è un giovane di 25 anni, nullafacente di famiglia alto-borghese. E la “biondina” che risiede a Palazzo Chigi…?

campagne e barricate

Parole, toni, epiteti tutt’altro che garantisti per un giornale come La Verità sempre sulle barricate, che non manca giorno per lanciare invettive e campagne stampa. Specie sulla giustizia. Toni duri, invettive, accuse. Dirette. Anche personali e sul personale. Molto simili ai tanto deprecati (da tutti) social network.

Ma accanto alla Verità, schierati nettamente con il centro destra ci sono i tre quotidiani che fanno capo al deputato della Lega, Angelucci: Giornale, Libero e Tempo. Basterebbe dare un’occhiata alla rassegna di titoli della prima pagina di Libero, sotto molteplici direzioni: presi di mira i gay, gli “Islamici bastardi”, i meridionali in quanto “terroni”, i napoletani per il “piagnisteo”, fino ad arrivare al “Patata bollente”, direttore Vittorio Feltri, riferito alla sindaca di Roma Virginia Raggi e alla sua “vita agrodolce” che avrebbe ricordato “l’epopea di Berlusconi con le Olgettine” e “che finì malissimo”. Titolo e contenuto dell’articolo sprezzante e sessista, per i quali Feltri e il suo vice Senaldi sono stati condannati in tre gradi di giudizio fino ala Cassazione per il reato di diffamazione.

renzi e boschi

Per arrivare poi al “Per stendere Renzi bisogna sparargli”, sempre Libero, riferito ai malumori nel Pd, quando l’ex sindaco di Firenze ne era il Segretario, e ai “goffi tentativi per liberarsene” attribuiti a dirigenti e militanti del partito della Quercia. 

Oppure, sempre sul personale, “Renzi e Boschi non scopano”, mentre “gli altri Dem invece lo fanno”. Titoli un po’ da caserma, che disorientano, fomentano la tensione, non alleggeriscono il clima nell’opinione pubblica, già iperteso e di forte contrapposizione. “Le brigate dell’odio”, ha titolato sempre Libero il 10 febbraio scorso nel giorno della memoria delle Foibe, a causa di alcuni monumenti alle vittime sfregiati.

Parole forti, toni duri, complice anche, forse, la sguaiatezza che arriva da Oltreoceano con il presidente Donald J. Trump. L’insulto a largo raggio sembra ormai sdoganato, ha preso piede e trova degni seguaci e imitatori. 

“uomo di m”

Tra i tre quotidiani del Gruppo Angelucci ci sono differenze, non foss’altro per la personalità dei rispettivi direttori: già di proprietà di Silvio Berlusconi, il Giornale è ad esempio un quotidiano per lo più istituzionale, punto di riferimento del centrodestra conservatore (con attenzione particolare a Forza Italia, fino almeno alla direzione Sallusti, conclusasi lo scorso 30 novembre). Mentre Libero e anche La Verità usano più spesso accenti provocatori. A parte il famoso titolo del Giornale “Uomo di M” lanciato all’indirizzo dello scrittore Antonio Scurati, autore della trilogia su Mussolini e, insieme agli sceneggiatori, anche della serie Netflix. 

Sono molti gli esempi dell’opera di distruzione individuale e collettiva, ancor prima che politica. Da Libero: “Sbarca a luglio, stupra ad agosto” (27 agosto 2021) nel contesto immigrazione, oppure “Dopo la miseria portano le malattie” (6 settembre 2017) a cui fa eco un “Islamica e felice, Silvia l’ingrata”, a proposito di Silvia Romano, la volontaria di un Ong rapita in Kenya e riportata in Italia dopo 18 mesi di prigionia. Oppure, La Verità che titola in prima pagina “Ecco lo ius scholae: studente filippino sgozzato da un egiziano”.

accuse al Colle

In una selezione un po’ random, negli ultimi dodici mesi La Verità si è prodotta nei seguenti titoli: “Ora abbiamo gli stupri islamici”, “C’è Soros dietro il ricorso anti-Italia”, sotto accusa lo studio di professionisti che hanno chiesto di sanzionare il governo per non aver arrestato il libico Almasri (Soros, rigurgito di pregiudizio antiebraico); “L’Ue prova a tramare col Colle per esautorare il Parlamento” (12 luglio scorso), un’anticipazione di mesi delle accuse lanciare dal capogruppo di FdI Galeazzo Bignami del 25 novembre scorso, basate su notizie scritte in un’editoriale della Verità dal direttore Maurizio Belpietro (un complotto di Mattarella per allontanare Meloni dal governo, basato su parole di un suo consigliere origliate in un ristorante). Segno che, al di là, delle smentite ufficiali o dei fraintendimenti, Mattarella e il Quirinale sono da tempo nel mirino d’una certa destra.

i soldi di ursula

E ancora: “Ursula vuole i nostri soldi, come fermare il saccheggio”, rispetto alla presentazione del bilancio comunitario; “I giudici europei affossano la lotta contro gli scafisti”, “Altro che cambiamento climatico, i sindaci verso il processo per alluvione”, “Spaccio, condannato colombiano, in affido al giudice dei migranti”, “Il membro del Cts: ‘In pandemia colleghi più in Tv che al lavoro”, “I talebani del Covid ci minacciano/ Il dottor Burioni si scaglia contro ‘La Verità’ e invoca azioni di contrasto nei confronti dei media che ospitano opinioni difformi dai dogmi della dittatura sanitaria”. E poi -fuoco amico- “Il ministro asintomatico con la variante Badoglio”, a proposito di Schillaci che ha prima nominato una commissione d’esperti e poi l’ha revocata sull’onda di alcune proteste, ciò che “conferma i dubbi sulla sua capacità di governare la Sanità in autonomia”; “L’Europa non si regge in piedi ma vuol farci cambiare sesso”, “Ammazzato a colpi di ‘Bella Ciao’” sull’assassinio mesi fa di Charlie Kirk negli Usa, episodio al quale Libero fa eco con “Morto a destra, festa a sinistra”. Infine, “Così la sinistra combatte l’odio: ’Vi abbiamo già appeso per i piedi”.

animo dei lettori

Dopo aver dedicato lo scorso anno la prima pagina a Mussolini, “È lui l’uomo dell’anno”, Libero attacca “Il Capodanno islamista”, dopo che un egiziano ha accoltellato quattro persone, a cui fa seguito un “Così gli islamici molestano le donne”, “Finto drone su Greta. Missili veri su Hamas”, “All’università tornano i picchiatori rossi”. Con una tendenza a personalizzare il nemico. Eccitare l’animo dei lettori. 

Ne fa fede il nuovo corso del Giornale che fu di Montanelli, iniziato lo scorso 2 dicembre sotto la direzione di Tommaso Cerno, il quale ha importato da Il Tempo il leit motiv del suo giornalismo, la lotta contro l’islamismo e la cultura islamica. Basta scorrere i titoli dei primi dieci giorni di direzione: Occhiello: “Chi sta con gli islamisti”; titolo: “Psicodramma a sinistra. La Albanese spacca i sindaci. E spunta la taglia sull’ebreo” (2 dicembre 2025, giorno d’esordio della direzione Cerno).

video choc

Si può continuare con i titoli dei giorni successivi: “Scandalo nell’Eurosinistra/Appalti, miei Prodi” (3 dicembre); “Il piano anti Meloni. Botte alla polizia per darle la colpa” (4 dicembre); “Hamas Connection. Il video choc della Albanese”/ “La guru Onu incontra i terroristi e li incita a ‘resistere’” (5 dicembre); “Hamas e Albanese, spuntano anche i soldi per i viaggi” (6 dicembre); “I compagni si convertono. Prove di asse Pd-islam”/ “A Torino primi contatti fra dem e partito musulmano” (7 dicembre); Occhiello: “La strategia elettorale”, “il piano segreto del partito islamico”, il titolo, corredato da un sottotitolo: “Entro il 2050 i musulmani in Italia saranno più di 5 milioni: ‘Se votiamo i nostri controlleremo la politica. Dobbiamo copiare la lobby sionista” (8 dicembre); “Salvini alza il muro: ‘Stop ai permessi per gli islamici’” (9 dicembre); “’Io giornalista sfigurato dai pro-Pal e poi lasciato da solo”, testimonianza del reporter colpito da una pietra a Udine (10 dicembre); “Chi finanzia l’invasione”, l’occhiello, “Il bancomat degli islamisti”, il titolo, “Dopo il caso Feltri, inizia il viaggio del Giornale nelle associazioni che difendono clandestini e pro-Pal. E spunta anche Soros” (11 dicembre), nemico e ossessione della destra, dal Msi a FdI.

calo verticale

Ora bisognerà vedere se la campagna e l’aggressività porterà copie. Ma questo lo sapremo solo tra qualche mese dai dati Ads (Accertamento diffusione stampa). Per il momento sappiamo solo che Il Giornale sotto la direzione Sallusti ha venduto a ottobre di quest’anno 23.508 copie  contro le 25.870 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una flessione del 9,13%, La Verità di Maurizio Belpietro ha venduto 22.005 copie contro le 25.003 dell’anno prima (-10,90%), Libero 17.031 copie contro le 18.413 dello stesso mese dell’anno prima (-7,51%), tenendo sicuramente contro che tutti i quotidiani sono in calo verticale mese dopo mese, tranne alcune eccezioni come Il Fatto quotidiano di Marco Travaglio che cresce, seppur di poco, dalle 51.766 copie dell’ottobre 2024 alle 53.051 dello stesso mese del 2025. Il Giornale, La Verità, e Libero fanno complessivamente 62.817 copie giornaliere in tre, meno di Corriere (190.503), la Repubblica (91.706), Il Sole 24 Ore (79.836) e “la rosea” Gazzetta dello Sport (77.645 copie).

(nella foto, prima pagina de La Verità del 12 dicembre 2025)

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