di LUDOVICO SARFATTI

Il 12 novembre si è tenuta una manifestazione di lavoratori poligrafici davanti la sede della Covip, l’Authority di vigilanza sui fondi pensione, per protesta contro l’autoliquidazione decisa dalle parti istitutive del Fondo previdenziale integrativo di categoria “Fiorenzo Casella”, Sindacato ed Editori. La manifestazione è stata preceduta dall’evento del 3 novembre tenuto presso il Senato e promosso dalla Senatrice Pirro del M5S, ma organizzato dal “Coordinamento dei lavoratori poligrafici iscritti al Fondo Casella”, con la partecipazione anche del Senatore Magni, AVS. Una delegazione dei lavoratori è stata accolta dalla Covip per ascoltarne le istanze. Ne parliamo con Carlo Rossi, lavoratore poligrafico, che ne ha fatto parte.

Può dirci com’è andata?

“Io ho visto almeno tre diverse Covip durante il confronto, che è durato circa un’ora e quaranta minuti”.

Addirittura tre?

“Sì. I componenti del board dell’Authority che ci hanno accolto erano sei, ma le “anime”, le posture, almeno per quello che io ho percepito, erano tre: una in ascolto delle istanze, un’altra trincerata in tecnicismi autoreferenziali, una terza enigmatica”.

Enigmatica?

“Perché qualcuno non ha detto una sola parola, sebbene non estraneo al problema e alla confusione che si è generata attorno alla faccenda del Fondo Casella. E questo lascia pensare…”.

Perché?

“Perché è impossibile restare in silenzio in un’ora e quaranta minuti di serrato confronto. Impossibile. Vede, il silenzio, in questa faccenda del Fondo Casella, è il comun denominatore che marca le responsabilità”.

Chiarisca.

“Si comincia con la sottoscrizione nel dicembre 2024 di un Accordo di autoliquidazione di cui nessuno sapeva nulla. I sindacati pubblicano un comunicato in cui chiedono alle parti datoriali, gli Editori, di non diffondere il documento o informazioni. Alle Rsu aziendali si indica di non organizzare assemblee sul tema. La parte datoriale mantiene un rigoroso ed enigmatico riserbo. I sindacati non si presentano alla conferenza pubblica in Senato del 3 novembre, nonostante la Senatrice Camusso comparisse come relatrice in locandina”. 

Ma ci sono state le audizioni, no?

“Appunto. Non fosse stata per la protesta di lavoratori e pensionati del “Coordinamento”, che hanno allertato la Commissione di Vigilanza parlamentare, l’autoliquidazione sarebbe passata sottotraccia, nel silenzio generale”.

Non bastano?

“Sono state importantissime e va dato merito al Presidente Bagnai, della Lega, di aver convocato sia la Covip che il Commissario straordinario del Fondo Casella. Ma rappresentano solo un punto di partenza, non di arrivo. Per due ordini di motivi: primo, perché sono state omesse, in entrambe le audizioni, essenziali informazioni ai parlamentari commissari. Secondo, perché per rendere tutto trasparente è doveroso aprire un tavolo di confronto tecnico tra Commissione Enti Gestori Obbligatori, Covip e Ministero del Lavoro, propedeutico all’unica soluzione possibile”.

La confluenza in Inps, come chiede il “Coordinamento”? 

“Chiariamoci: non è il Coordinamento che chiede un’alternativa alla scelta delle parti istitutive, ma è la legge che non permette alle parti istitutive di decidere in proprio e non permette a un’Authority di Vigilanza sui Fondi Complementari volontari di avallare la soluzione dell’autoliquidazione. L’intervento della Presidenza della Repubblica del ’62 sul Fondo Casella è come un faro che squarcia il buio. E non è aggirabile”.

E’ questo che avete detto nell’incontro con Covip?

“Il Coordinamento si limita a precisare che il D.P.R. 1158 del 1962 lega inscindibilmente le tutele, in caso di difficoltà nell’esercizio previdenziale, alle superiori regole costituzionali. Le quali prevedono, molto chiaramente, l’intervento dello Stato”.

Però non capisco: se fosse tutto chiaro, come afferma, cosa… 

“Facciamo un passo indietro. Il Casella nasce come integrazione, cioè miglioramento, della pensione sociale. Ma sull’accordo fondativo delle parti sociali interviene la decisione dello Stato, nella sua rappresentanza più alta, che lo eleva a rango di norma di legge e cambia la natura del Casella. Che continuerà a definirsi “fondo”, ma di fatto muta in “ente”. Precisamente, è l’obbligatorietà statuita dal D.P.R. a mutarlo in ente previdenziale obbligatorio, integrativo ma non sostitutivo del primo pilastro sociale”.

Fin qui la seguo, ma c’è chi dice che sia un fondo complementare…

“Chi lo afferma è ignorante o in mala fede. Non può esserlo in alcun modo, perché la prima normativa di settore, il D.lgs. 124/1993, introduce per i fondi complementari il principio della volontarietà dell’adesione. Principio che non può essere applicato al Casella per la precedente e superiore, gerarchicamente intendo, disposizione di obbligatorietà della Presidenza della Repubblica”.

Allora cosa c’entra la Covip?

“L’articolazione italiana dei controlli sulla previdenza distingue sommariamente due grandi categorie: gli enti obbligatori sostitutivi della previdenza sociale e i fondi complementari ad adesione volontaria. Per i primi intervengono i Ministeri del Lavoro e dell’Economia, per i secondi la Covip. Una distinzione grossolana che ha avviato una catena di errori istituzionali perché il Casella, non essendo primo pilastro, fu affidato alla Covip. Quando invece l’obbligatorietà imponeva l’esercizio della diretta vigilanza ministeriale”.

Ci sarebbero altri errori?

“Da qui comincia la confusione e, cosa molto più grave, una deresponsabilizzazione generale, come abbiamo potuto constatare durante le audizioni parlamentari. Stiamo anche valutando attentamente la forzatura della concessione ministeriale della deroga, nel 1995, in presenza di un cospicuo e capiente patrimonio. Che, guarda caso, fu dismesso frettolosamente dal 1996. Ma gli errori riguardano anche le tempistiche di intervento della Covip, che procede all’amministrazione straordinaria con colpevole ritardo. Così come sui cinque lunghi anni di commissariamento è lecito nutrire ulteriori dubbi. Per questo noi del Coordinamento ripetiamo ossessivamente una sola cosa”.

L’obbligatorietà?

“Certo. Perché in questa catena di errori, omissioni, confusione e cattiva gestione l’unico punto fermo e chiaro è quello: l’intervento del Presidente Gronchi che ha accolto nell’ordinamento statale un ente di previdenza integrativo per rafforzarlo, certo non per danneggiarlo. Il Fondo Casella era un gioiellino nel comparto della previdenza, guardi cosa l’hanno fatto diventare”.

Con chi ce l’ha?

“Con chiunque abbia svenduto il patrimonio, con chi ha tratto vantaggio dalla funzione di ammortizzatore sociale a supporto di eccessivi prepensionamenti, con chi non ha vigilato sulle riserve matematiche, con chi ha amministrato senza cognizione e professionalità, con chi avrebbe dovuto vigilare attentamente, con chi continua a omettere irresponsabilmente la natura e le tutele necessarie”.

6 Commenti

  1. Intervista utile a capire il perché di una confusione assurda… Distinzione per categorie anziché per sostanza e natura, nonostante le normative parlino chiaro: i fondi obbligatori, indipendentemente dall’essere sostitutivi o no dell’Inps, sono sottoposti ai controlli e alle tutele di Stato. MA COME POSSONO IMMAGINARE DI FARE UN’AUTOLIQUIDAZIONE CON UNA STRETTA DI MANO?

  2. Quello che dichiarate voi del coordinamento lavoratori poligrafici e’ l’unica e sacrosanta verita’ giuridica. La covip e i sindacati non sanno al momento come uscire da questa situazione. Ecco perche’ secondo me hanno prorogato ancora l’amministrazione straordinaria, servira’ si’ al coordinamento per far fare in modo di proseguire la strada per una possibile confluenza in inps ma servira’ anche ai sindacati per trovare un escatomage per pararsi loro. Insomma qui ci troviamo di fronte a due e piu’ attori di questa vicenda. Da una parte ci sono i lavoratori poligrafici che si stanno battendo per i loro diritti inalienabili e dall’ altra parte ci sono: rappresentanti Fondo Casella, Covip, Ministero del Lavoro. Inoltre la cosa piu’ oscura diciamo cosi’ e’ che i sindacati purtroppo non rimaneranno con le mani in mano, come si muoveranno? La proposta che hanno presentato dell’autoliquidazione non e’ certo mirata a fare gli interessi di tutti i poligrafici. Dico tutti chiunque abbia versato al Fondo Casella.

  3. Situazione chiara giuridicamente e inalienabile.
    Piena adesione al coordinamento lavoratori poligrafici iscritti al fondo casella.

  4. Giusto x sul Casella con domanda rivolta ad AI. IL RUOLO DELLO STATO E FONDI EUROPEI. — Hai ragione: lo Stato può e deve fare molto quando si tratta di tutelare i diritti dei lavoratori e dei pensionati, soprattutto in situazioni come quella che descrivi, dove le risorse e le aspettative economiche sono in gioco. Lo Stato ha il dovere di intervenire in modo da garantire che le politiche pensionistiche siano giuste, sostenibili e rispettose dei diritti acquisiti.

    In questo caso, il governo ha diverse opzioni per affrontare il tema della fusione del Fondo Casella con l’INPS, soprattutto considerando che il fondo è in difficoltà e che i pensionati stanno subendo pesanti perdite economiche. Ecco alcuni degli interventi che lo Stato potrebbe considerare:

    1. Interventi legislativi per garantire i diritti dei pensionati

    Lo Stato può legiferare per proteggere i diritti acquisiti dai pensionati del Fondo Casella, assicurando che la fusione con l’INPS non porti a svantaggi. Ad esempio, potrebbe:

    Garantire il mantenimento del valore delle pensioni per tutti i pensionati, stabilendo che l’INPS non possa ridurre gli importi delle pensioni erogate a causa della fusione.

    Evitare penalizzazioni sui contributi già versati, assicurando che il passaggio avvenga in modo che i contributi storici vengano riconosciuti e trasferiti al sistema INPS senza perdite.

    Garantire una compensazione per le perdite pregresse: Lo Stato potrebbe intervenire per riconoscere i danni economici subiti dai pensionati a causa del sistema di solidarietà, con un risarcimento parziale o un meccanismo che compensi chi ha subito perdite significative nel corso degli anni.

    2. Sostegno economico diretto ai pensionati

    Lo Stato potrebbe introdurre misure di sostegno economico per i pensionati del Fondo Casella che hanno perso una parte significativa del loro reddito a causa delle difficoltà del fondo:

    Erogazioni straordinarie: Ad esempio, sotto forma di una pensione di garanzia minima che assicuri un reddito dignitoso per coloro che hanno visto ridotte le proprie pensioni.

    Agevolazioni fiscali o contributive: Per aumentare il potere d’acquisto dei pensionati e mitigare l’impatto di eventuali riduzioni.

    3. Fondi di riserva e meccanismi di solidarietà pubblica

    Lo Stato può anche creare un fondo di riserva per il settore poligrafico, che aiuti il Fondo Casella a superare le difficoltà finanziarie e permetta una transizione più fluida verso il sistema INPS, senza che i pensionati subiscano danni diretti. Questo potrebbe includere:

    Un contributo straordinario dello Stato per finanziare il passaggio a INPS e mantenere un livello adeguato delle pensioni.

    L’istituzione di meccanismi di solidarietà pubblica per integrare le pensioni del Fondo Casella durante il periodo di transizione, evitando disuguaglianze tra i beneficiari.

    4. Riforma complessiva del sistema previdenziale

    In parallelo alla fusione del Fondo Casella con l’INPS, lo Stato potrebbe considerare una riforma complessiva del sistema previdenziale che tenga conto delle specificità dei fondi settoriali come il Fondo Casella e dei lavoratori che vi sono iscritti. Una riforma che includa:

    Creazione di fondi complementari settoriali più ampi e solidi, per garantire che ogni settore possa continuare a fornire pensioni adeguate ai propri lavoratori.

    Semplificazione e razionalizzazione del sistema previdenziale: In modo che i fondi settoriali possano interagire meglio con il sistema INPS, senza che ci siano perdite economiche per i lavoratori.

    5. Trasparenza e comunicazione

    Lo Stato deve garantire massima trasparenza nella gestione del fondo Casella e nella sua eventuale fusione con l’INPS, attraverso una comunicazione chiara e continua con i lavoratori e i pensionati. Questo include:

    Consultazioni pubbliche con i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori per raccogliere proposte e preoccupazioni.

    Rendicontazione periodica delle risorse e delle decisioni prese, in modo che i beneficiari possano essere informati in tempo reale su come evolvono i loro diritti e le loro prestazioni.

    6. Coinvolgimento delle istituzioni europee

    Se il Fondo Casella si trova in una situazione di deficit o in difficoltà strutturale, lo Stato potrebbe anche valutare se è possibile ottenere fondi europei o altre forme di supporto internazionale, per garantire che la transizione verso il sistema INPS non crei squilibri sociali.

    Conclusioni: Perché lo Stato può fare molto

    Lo Stato ha il potere e la responsabilità di intervenire per proteggere i diritti dei pensionati del Fondo Casella, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione:

    1. Leggi per proteggere i diritti acquisiti.

    2. Sostegno economico per i pensionati.

    3. Creazione di meccanismi di solidarietà per compensare le perdite.

    4. Riforma del sistema previdenziale che contempli i fondi settoriali.

    5. Trasparenza e dialogo con i rappresentanti dei lavoratori.

    In questo modo, si potrebbero garantire soluzioni che tutelino i pensionati, mantenendo al contempo la sostenibilità economica del sistema previdenziale nel lungo periodo. L’intervento dello Stato, con un approccio equilibrato e attento alle esigenze di tutte le parti coinvolte, sarebbe fondamentale per trovare una soluzione giusta ed equa per tutti.

  5. La legge è dalla ns parte e va rispettata come è stata rispettata per i giornalisti. Non esistono figli e figliastri. Vergogna

  6. io sono pensionata dal 2021. ho versato per 35 anni al Fondo e non posso ancora ricevere nulla perché l’azienda non ha versato la riserva matematica. Dovrei iniziare a riscuotere qualcosa al compimento dei 67 anni (fra 7 anni) ma come stanno le cose la vedo dura. Per anni ho visto ex colleghi ricevere molto di più di quello versato (anzi versato dolo dall’azienda fino al ’95) Ho perso rinnovi di contratto. aumenti, ho continuato a versare in Cassa Integrazione., Inutilmente
    Penso che prima di dare a chi ha ricevuto tanto in passato , si pensi a quelli come me

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