Una nuova legge istituisce la figura del Social Media Manager negli uffici della Pubblica amministrazione. Figura a cui viene affidata la gestione degli strumenti digitali, i social e, soprattutto, l’Intelligenza artificiale. Figura che diventa chiave nelle strategie di comunicazione di ministeri, Regioni, Comuni, enti. Ma non si richiede ai candidati di essere giornalisti. E non si prevede coordinamento con gli attuali Uffici stampa, regolati dalla legge 150 del 2000, in base alla quale i responsabili devono essere iscritti all’Ordine dei giornalisti. Quindi, da una parte le amministrazioni pubbliche si aprono -con un certo ritardo- alle nuove professionalità della comunicazione, dall’altra non coordinano le diverse leggi e rischiano di creare grande confusione. 

norme deontologiche

Su questo è intervenuta Controcorrente (sezione Lazio), la corrente dei giornalisti che governa i principali organi istituzionali della categoria. Per chiedere, sostanzialmente, che venga messo ordine nel settore comunicazione e venga stabilito un coordinamento delle varie figure, da affidare a un giornalista. Non per questioni corporative, ma perché il giornalista iscritto all’Ordine deve rispondere a norme deontologiche, che sono garanzia per tutti i cittadini. Il rischio, altrimenti, è la prevalenza della pubblicità e del marketing e addirittura il via libera a contenuti realizzati dall’Intelligenza artificiale in autonomia.

Anche Ordine e sindacato sono chiamati a intervenire su questa questione.

 sfide continue

“Gli uffici stampa -si legge nel documento di Controcorrente- sono laboratori in trasformazione, con sfide continue che riguardano la digitalizzazione dei servizi erogati, il rapporto con l’utenza e le relazioni con i media. Un panorama confuso nel quale si rischia di perdere di vista il ruolo e la funzione sociale dei giornalisti negli Uffici stampa, che vengono continuamente chiamati ad aggiornare le proprie conoscenze e a saper fare un po’ di tutto, dalla gestione dei siti alla predisposizione dei comunicati stampa, dalla pianificazione delle campagne alla gestione degli account sui social network. La legge 9 maggio 2025 che istituisce la figura del Social Media Manager nella Pubblica Amministrazione, seguita dagli atti di indirizzo di fine ottobre del Ministro della Pubblica amministrazione Zangrillo, rischia di aumentare la confusione in quanto delega a questo profilo la gestione degli strumenti  digitali, tra cui quelli di Intelligenza  Artificiale. La norma recepisce una spinta – presente nel mercato della comunicazione –  tesa a moltiplicare le nuove figure senza una precisa filiera o strategia editoriale”.

grafici e videomaker

A questo punto, il ruolo del giornalista -dice il documento- rischia di essere emarginato o reso subalterno al Social Media Manager nell’elaborazione delle informazioni. Quindi, “va messa in evidenza e riorganizzata la centralità giornalistica nel lavoro degli Uffici stampa, a partire dalla pubblica amministrazione, dove vige la legge 150 del 2000, spesso disattesa o parzialmente applicata. Intorno a questo baricentro vanno coagulate le altre competenze digitali che vanno dai social media manager ai grafici, ai videomaker e ai content creator e alla AI. Gli Uffici stampa professionali, dove operano giornalisti sia pubblicisti che professionisti, sono una garanzia per cittadine e cittadini e per la credibilità dell’istituzione che rappresentano, poichè si muovono nel rispetto dell’etica e della deontologia. Al di fuori di questo perimetro c’è una giungla fatta di commistione tra marketing, pubblicità, propaganda e informazione. Con il rischio anche di sostituzione da parte della AI nella produzione e diffusione di comunicati stampa”. 

arcaica e superata

La stessa  dicitura di “Ufficio stampa”, viene detto, è arcaica e superata. Si dovrebbe parlare di “comunicazione e/o informazione integrata”, in quanto chiunque svolga questa professione deve saper operare a più livelli negli ambienti digitali. 

Per decenni gli “Uffici stampa” hanno fatto da stanza di compensazione alle crisi editoriali e costituito uno sbocco lavorativo. I “giornalisti senza giornale” sono una realtà consolidata, composta soprattutto da autonomi e free lance, ma anche da dipendenti: “Il confine fra Comunicazione e Informazione è sempre più labile ed è messo in discussione dalle continue innovazioni tecnologiche che generano un flusso ininterrotto di nuovi profili professionali e nuove competenze”.

informazione equilibrata

Controcorrente Lazio chiede all’Ordine dei giornalisti e al sindacato di fare la loro parte per tutelare il profilo giornalistico anche in assenza di testate e il loro ruolo centrale negli Uffici stampa e informazione nella comunicazione pubblica e privata: “Necessario quindi rivedere la legge 150 anche alla luce della legge del 9 maggio 2025. E’ importante rilanciare la obbligatorietà dei giornalisti nelle strutture di comunicazione pubblica, ponendo attenzione anche agli enti ibridi a controllo e partecipazione pubblica, ai consorzi regionali e comunali, alle agenzie governative, agli enti privati e a quelli del terzo settore. Va posta attenzione  anche nei bandi applicativi dei progetti europei che prevedono quasi sempre una sezione di comunicazione. Avere giornalisti negli Uffici stampa e comunicazione non è solo un interesse di categoria, ma un segnale di garanzie per garantire una corretta ed equilibrata informazione ai cittadini”.

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