di CORRADO GIUSTINIANI

I dati più recenti dicono che i reati sono in calo. Ma questo non fa notizia. Di più: disturba la percezione generale dell’insicurezza, che invece bisogna continuare a diffondere.

Il 18 ottobre scorso il servizio Analisi Criminale del Viminale ci ha informato che nei primi nove mesi dell’anno gli omicidi si sono ridotti del 12 per cento (da 255 a 224) rispetto allo stesso periodo del 2024. E sono calati, stavolta del 20 per cento (da 79 a 60), anche i femminicidi, reati orribili, dei quali i media hanno avuto una percezione molto ritardata negli anni, e che è bene continuare a raccontare. E gli altri reati? La tendenza alla discesa è documentata, stavolta, dal “Dossier di Ferragosto”, sempre del ministero dell’Interno, che ha fotografato i primi sette mesi dell’anno, in confronto con lo stesso periodo del 2024: i reati nel loro complesso sono scesi del 9 per cento, i furti del 7,7 per cento, le rapine del 6,7 per cento e per le violenze sessuali la contrazione è risultata addirittura del 17,3 per cento.

un vero crollo 

Ma stiamo scherzando? Vogliamo fare allora un applauso alla Meloni e a Piantedosi? Se questo era il timore, bastava vincere la pigrizia e chiedere all’Istat di fornirci i dati di un arco di tempo più vasto, dieci anni. Ed ecco il verdetto: gli omicidi erano 469 nel 2015 e si sono ridotti a 326 nel 2024 (qui il dato è del Viminale, perché l’Istituto nazionale di statistica non ha ancora aggiornato le rilevazioni alla fine dello scorso anno). Un vero e proprio crollo, per questi che sono i delitti più gravi: il 30,5 per cento. Ma si sono ridotti anche i furti del 28,4 per cento, da 1 milione e 463 mila a 1 milione e 47 mila, e le rapine dalle 35.068 del 2015 calate a 28.574 l’anno scorso, risultando dunque, il 18,5 per cento in meno. 

grandi città

I media si sono invece improvvisamente rianimati per un’altra indagine, effettuata dal Sole 24 ore in collaborazione sempre con il ministero dell’Interno, che ha analizzato il trend 2018-2024. Nel 2024, in particolare, gli illeciti sono aumentati dell’1,7 per cento rispetto al 2023. Perché prendere in esame un periodo così strano, sette anni? Per tener conto del Covid, che peraltro è esploso nel 2020? Il Rapporto Viminale-Sole denuncia che, nel solo anno 2024, i furti sono saliti del 3 per cento rispetto a un anno prima, le rapine dell’1,8 per cento, le violenze sessuali del 7,5 per cento. E più in generale, ha rilevato una pericolosa concentrazione delle denunce in alcune grandi città e aree metropolitane, la crescita di quelle sui minori, la constatazione che per furti, scippi e rapine sei arrestati su dieci sono stranieri. Stavolta i media non sono stati zitti. Limitandosi ai quotidiani, 24 Ore a parte, ce ne sono stati alcuni che vi hanno dedicato l’apertura di prima pagina, come La Sicilia del 3 novembre, che titolava “Reati di strada, l’allarme nelle città”, mentre La Verità, sempre in prima, parlava addirittura di “Città da paura”. Ma anche altri giornali, come Il Corriere della Sera, davano spazio al tema.

paese più sicuro

Che il quadro non sia però così disperato, lo dimostrano anche confronti internazionali. L’Italia risulta, secondo Eurostat, il Paese più sicuro d’Europa dopo la Svizzera quanto a omicidi, con 0,55 ogni 100 mila abitanti, rispetto a una media continentale di 0,86. E il Global Peace Index, pubblicato ogni anno dall’Institute for Economics & Peace, che misura, in 163 nazioni del mondo, livello di sicurezza, protezione sociale, conflitti interni e internazionali, attraverso 23 indici, ci colloca al 33° posto. Il Paese più sicuro è l’Islanda, il 163° e ultimo la Russia, mentre anche gli Stati Uniti sono messi molto male (centoventottesimi).

Non c’è da gioirne, ma nemmeno da disperarsi, dal momento che la vicina Francia è al posto numero 74. Dobbiamo certo raccontare i problemi delle grandi città, auspicando misure per migliorarne la sicurezza, ma è vitale diffondere anche questi numeri, assolutamente sconosciuti al pubblico. Se sette donne su dieci, ha rilevato il Censis, hanno timore di tornare a casa da sole, vuol dire che la percezione la fa da padrona, e sarebbe prezioso cercare di modificarla. 

(nella foto, Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno)   

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