di ELETTRA BERNACCHINI

L’aggregatore di notizie noto come Google Discover in una settimana ha diffuso nell’area del Regno Unito una serie di fake news, provenienti da siti d’informazione fasulli, che sono state visualizzate centinaia e centinaia di volte. Il colosso di Mountain View ha guadagnato dalla presenza degli articoli, molto probabilmente sponsorizzati – cioè chi li ha creati ha pagato direttamente Google per far apparire il contenuto nel feed – e i creatori dei siti fraudolenti, generalmente stracolmi di inserti pubblicitari, hanno guadagnato grazie ai numerosissimi clic ricevuti. A riportare l’accaduto è stato Press Gazette, il periodico commerciale inglese che si occupa di stampa e informazione, in un articolo del 28 ottobre. 

patenti e pensioni

Notizie come “Goodbye to Retiring at 67 – UK Government Officially Announces New State Pension Age” (“Addio alla pensione a 67 anni – il governo britannico annuncia ufficialmente la nuova età pensionabile statale”) oppure “Driving Licence Update: New Rules for Over-62s Starting 22 September 2025” (“Aggiornamento sulla patente di guida: nuove regole per gli over 62 a partire dal 22 settembre 2025”) che si stima essere stata visualizzata 41 milioni di volte su Discover. Tutte tematiche di particolare rilevanza per il pubblico del Regno Unito, su cui gli spammer (programmatori di fake news) si sono buttati a capofitto sapendo di solleticare l’interesse degli utenti grazie anche a titoli allarmanti ma non accurati nei fatti, come segnalato da Malcom Coles, un consulente citato da Press Gazette che ha usato strumenti come Marfeel e Newzdash (piattaforme digitali che aiutano gli editori a ottimizzare i contenuti online) per passare in rassegna i contenuti di Discover.

(nella foto, la sede di Google a Mountain View, Santa Clara, California)

senza supervisione

Google Discover è, in buona sostanza, una piattaforma intelligente di notizie: consiglia automaticamente agli utenti i contenuti da leggere, in maniera diretta nei dispositivi con sistema Android (basta fare swipe verso destra dalla schermata principale) e nelle app di Google, basandosi sui dati raccolti dalle ricerche e dalle attività online, senza alcun tipo di supervisione umana. Si basa su algoritmi di machine learning che analizzano interessi e comportamenti, prevedono quale contenuto potrebbe piacere di più e adattano il feed in tempo reale. Il problema, dunque, nasce dal fatto che in queste vesti Google funziona come un editore che però sembra non regolarsi rispetto ai rischi della disinformazione, nonostante un portavoce del colosso tech affermi – sempre secondo Press Gazette – che sia costante il lavoro sulle politiche antispam e sulle misure nei confronti dei contenuti generati interamente con AI o da una combinazione di AI e lavoro umano. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here