Come funziona l’agenda dei media? Un esempio recente: il terremoto in Afghanistan del 31 agosto è sparito in 24 ore dai giornali con oltre mille morti e ricomparso solo grazie ai quotidiani Domani e Il Fatto che raccontano un inferno dove le donne stanno avendo la peggio. Scrive Domani che non possono essere toccate dai soccorritori, solo tirate per i vestiti. Il Fatto si spinge oltre, spiegando che spesso non vengono soccorse se non c’è un uomo, padre, marito, fratello che le legittima a vivere, e restano ai bordi delle strade in balìa di ogni genere di violenza. Il Paese in mano, alla dittatura dei taleban, sconta il crollo dell’80 per cento degli aiuti internazionali.

E’ quanto si legge nella “Rassegna sui generis”, selezione dai giornali italiani delle notizie che parlano di donne, dal primo al 6 settembre 2025, a cura di GiULiA giornaliste.

I giornali sono Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Libero, Il Manifesto, Il Sole 24 ore, Qn, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello sport. 

Questa settimana le firme in prima pagina sono 1021 di uomini e 328 di donne. Editoriali, commenti e analisi: uomini 171, donne 29. Interviste a uomini 252, a donne 94.

VENTIQUATTRO MINUTI. Ventiquattro minuti di applausi alla Mostra del cinema di Venezia per “The voice of Hindi Rajab”, film diretto dalla regista tunisina Kaouther ben Hania, che ha avuto il Leone d’argento. La registrazione originale della voce della bambina che parla con i soccorritori, impotenti a raggiungerla per salvarla durante una delle tante operazioni israeliane a Gaza, è il cuore del film. Su Repubblica c’è una intervista alla mamma di Hindi, alla quale è stato negato il permesso di uscire dalla Striscia per raggiungere Venezia. Ma lei dice che almeno per ora non riuscirebbe a vedere il film. E racconta particolari strazianti sulle ultime ore della sua bambina. Non c’è stato il coraggio di premiare questo film con il Leone d’oro come era nelle previsioni, commenta Cristina Battocletti sul Sole online.

ABITO DEL POTERE. La morte di Giorgio Armani ha comportato un investimento di decine e decine di pagine sui principali quotidiani, con un sensibile aumento delle firme femminili in prima pagina. Sul Corriere della Sera, fra le autrici, Giorgia Meloni che in una lettera ha raccontato perché giurò con un tailleur di Armani il giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi. Forte investimento anche da parte della Repubblica, della Stampa e di Qn: tutti ricordano il contributo dello stilista nel rivoluzionare l’abbigliamento femminile in anni in cui le donne entravano nelle aziende e nelle professioni con ruoli apicali. Prima sua testimonial fu la manager Italtel Marisa Bellisario. Armani fornì alle donne l’abito del potere.

PALESTRE E STUDI MEDICI. Molto interesse sulla vicenda dei siti sessisti che avevano preso di mira donne della politica, cantanti, attrici e influencer con commenti volgari. Grazie anche all’aiuto delle donne che hanno denunciato -fra loro anche la sindaca di Firenze Sara Funaro- gli investigatori della Postale hanno nome e cognome del gestore di Phica.eu. Si chiama Vittorio Vitiello, 45 anni, vive a Firenze, è originario di Pompei ed è l’amministratore di una società, Lupotto, che dovrebbe convogliare contenuti pubblicitari sul web. Domani fa i conti in tasca alla società di gestione dei siti, si parla anche di un business per cancellare le foto delle donne e gli account dei frequentatori. La sindaca di Firenze invita le donne a non tacere e a denunciare. Il Corriere della Sera chiede a una sua cronista di raccontare in prima persona come ha scovato il sito “Mia moglie 2” e in chi si è imbattuta, anche persone insospettabili che conosce come amici di Fb. Su Repubblica la scoperta di un sito web con migliaia di filmati rubati da telecamere di sorveglianza installate in abitazioni private, centri estetici, palestre e studi medici di varie nazioni fra cui Francia, Germania, Russia, Ucraina, Messico e Argentina. C’è anche l’Italia, con circa 150 filmati individuati finora. A scoprirlo è stata Yarix, una società trevigiana del gruppo Bar che si occupa di cybersicurezza. Gli utenti possono vedere gratis solo brevi contenuti, per altri, desiderosi di avere i video in diretta, un abbonamento. 

BASTA ANONIMATO. Si allarga il fronte di chi vuole eliminare la possibilità di anonimato dai siti. Dopo la proposta di Maria Stella Gelmini, arriva l’appello della Fieg, Federazione editori di giornali, per bocca del suo presidente Andrea Riffeser Monti (Qn, Giorno, Carlino Nazione): “Il divieto dell’anonimato nella rete è una proposta che avanzai già qualche anno fa, ma gli ultimi accadimenti lo rendono necessario, urgente e non più rinviabile. L’anonimato in rete non costituisce una garanzia di libertà, ma è uno schermo per eludere responsabilità penali”. Commenta Mattia Feltri sulla Stampa che per qualunque maschio è un po’ difficile dichiararsi alieno alla melma che abbiamo visto in questi giorni: “Tuttavia invocare nuove leggi e più drastiche punizioni, riportare tutto come sempre a una questione di tribunale significa accontentarsi della bastonatura di qualche capro espiatorio e rinunciare a capire e a trovare una soluzione”. 

PARLARE COL MOSTRO. Dal Messaggero si apprende che, su denuncia dello stesso quotidiano romano, è stato chiuso da Meta un sito con decine di migliaia di interazioni con gli avatar dei killer più famosi d’Italia, dal mostro di Firenze a Massimo Bossetti e Filippo Turetta: il mostro ha avviato solo 1.294 conversazioni, Turetta 57.908, con Bossetti 57.591. Personaggi creati dalla AI a cui chiedere consiglio e con cui parlare. 

PRESIDENTE IN FESTA. Doveva essere la settimana decisiva per il processo a Ciro Grillo e ai suoi tre amici, Vittorio Lauria, Francesco Corsiglia ed Edoardo Capitta, accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di due ragazze. Ci sono voluti tre anni di indagine e tre di processo a Tempio Pausania, si era arrivati al giorno della sentenza quando tutto si è bloccato per un grave lutto, la morte del figlio del presidente del collegio giudicante, Marco Contu. Il clima si è surriscaldato non appena la presidente del tribunale, Caterina Interlandi, ha fatto sapere che si sarebbe ugualmente tenuta la Camera di consiglio e letta la sentenza all’indomani, ma gli avvocati tutti, difensori e parti civili, si sono rifiutati: un uomo a cui è appena morto un figlio non può con serenità emettere una sentenza. Il processo è stato rinviato al 22 settembre. Non si capisce perché, a corredo del servizio peraltro molto ricco di particolari della Verità, siano state pubblicate delle fotografie di Interlandi che balla a una festa in tribunale.

PREMEDITAZIONE ESCLUSA. Sono uscite le motivazioni della sentenza d’appello, ergastolo, per Alessandro Impagnatiello, che uccise la sua compagna Giulia Tramontano, al settimo mese di gravidanza. Nel confermare la pena, i giudici hanno escluso l’aggravante della premeditazione. Hanno spiegato che non vi sono prove del fatto che Impagnatiello volesse liberarsi della sua compagna nel momento in cui, sei mesi prima di ucciderla, le aveva somministrato del topicida. L’uomo voleva solo farla abortire, il proposito di ucciderla con 37 coltellate, venne messo in atto in poche ore, quando l’uomo capì che, dopo l’incontro tra Giulia e un’altra ragazza con la quale aveva una relazione, stava per crollare il suo castello di menzogne. Ricorda un po’ il processo a Turetta, al quale non è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà perché le tante, troppe, coltellate inferte a Giulia erano dovute alla sua inesperienza.

LOGICA GIUDIZIARIA. Tutto perfetto in punto di diritto, solo che le persone non capiscono. Esempio: la procuratrice Lucia Musti sulla Stampa risponde indirettamente a Paola Pellinghelli (mamma di Tommaso Onofri, rapito e ucciso a 17 mesi), che protesta per la scarcerazione di uno dei responsabili, dice che la legge è questa e va osservata e che l’uomo ha collaborato alle indagini. Due mondi destinati a non comprendersi. 

VIOLENZE CONTINUE. Una ragazza violentata mentre attendeva il treno nella stazione lombarda di San Zenone al Lambro, un’ora di incubo. Sui social viene criticata perché si trovava in stazione alle 23 della sera. Interviene in sua difesa la sindaca di San Zenone, Arianna Tronconi: “Critiche riprovevoli”. Mentre donne e ragazze pendolari raccontano alla Repubblica il loro vivere stazioni e treni con grande ansia e paura. Libero racconta il tentativo di violenza nei confronti di una turista in visita a Roma da parte di un tassista, abusivo, di 82 anni. La ragazza però indossava un paio di occhiali con telecamera e si è subito rivolta alla polizia. Altre due donne ungheresi in vacanza a Catania sono state aggredite da tre giovani clandestini, poi arrestati. Una ragazzina di 18 anni, in vacanza in Albania, viene violentata da un uomo, subito fermato.

La Rassegna sui generis è un lavoro di squadra, opera di Caterina Caparello, Gegia Celotti, Laura Fasano, Elisa Messina, Paola Rizzi, Luisella Seveso e Maria Luisa Villa.

(nella foto, il terremoto di fine agosto in Afghanistan)

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