Per chi non se ne fosse accorto: dopo Pippo Baudo, il 4 settembre 2025 è morto Giorgio Armani.
Segnaliamo una piccola, piccolissima cosa.
Sul Corriere del 7 settembre nel pezzo su Armani e il suo buen retiro sull’isola di Pantelleria si dice che fra “Claudia Cardinale, Lauren Hutton ed Eric Clapton, che di notte suonava nel silenzio della baia” era “immancabile un manipolo di giornaliste di moda col partner. Armani le accoglieva personalmente all’aeroporto in jeep e le portava dentro quella bolla di bellezza e anche di disciplina”. Al mattino si leggevano i settimanali e una di queste giornaliste ospiti ricorda che “Giorgio sfogliava le pagine di moda e criticava tutto e noi zitte, come scolarette”. Per tutte “naturalmente il dilemma era come vestirsi”.
pubblicità e informazione
Questo sito -Professione Reporter- è un po’ rigido sul tema pubblicità/informazione e vorrebbe sempre rispettate le regole che impongono la distinzione netta fra i due mondi. E si sa che il mondo della moda è fra quelli più a rischio in tal senso. Ma certo l’immagine delle direttrici e delle firme della moda che fanno le vacanze con mariti e compagni da re Giorgio (che quando a fine giornata si sdraiava sul prato a guardare le stelle diventava “solo Giorgio”), e tacciono quando critica le pagine dei giornali fa un po’ impressione. Armani era un grande inserzionista per tutti i media.
amministrazione giudiziaria
Per il resto, va segnalato che con la morte di Armani il mondo -almeno quello raccontato dai quotidiani italiani- si è fermato. Venerdì 5 settembre Repubblica ha dedicato all’evento le prime 15 pagine, Il Corriere le prime 13, La Stampa solo le prime 9. Ad onor del vero, Il Fatto e Domani e Avvenire e la Verità solo una pagina.
Fra le immense e giuste lodi a un genio della creatività italiana, nessuno ha ricordato che il Tribunale di Milano nell’aprile 2024 aveva decretato l’amministrazione giudiziaria nei confronti della Giorgio Armani Operations spa: era risultato che, per la realizzazione di borse e cinture, l’azienda si era rivolta ad aziende appaltatrici le quali a loro volta avrebbero subappaltato il lavoro ad opifici abusivi di titolari cinesi, indagati per caporalato.
misura revocata
Meno di un anno dopo la misura era stata revocata. Il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia aveva spiegato che la società “con l’ausilio dei suoi legali e consulenti, operando in sinergia con l’amministratore giudiziario, ha saputo reagire nel modo corretto”, facendo del provvedimento “un’occasione di miglioramento e rinnovamento, riscoprendo e adottando iniziative importanti nella prospettiva di prevenire il ripetersi di fenomeni” come quelli che sono stati ricostruiti dai pm Paolo Storari e Luisa Baima Bollone.
Giorgio Armani Operations (GAO) aveva precisato che “la revoca è giunta in anticipo rispetto al termine di un anno inizialmente previsto. La misura preventiva era stata decisa nei confronti di GAO a causa dei comportamenti di due tra i numerosi fornitori impiegati dalla società i quali, oltre a violare il codice etico dell’azienda, hanno tradito i valori fondanti del Gruppo Armani, che non ha mai perseguito il profitto fine a sé stesso e non ha mai derogato al rispetto dei lavoratori e dei consumatori. Così come evidenziato anche nelle motivazioni della decisione di revoca, la Società era già dotata di uno strutturato e collaudato sistema di controlli e tutela della propria filiera. Grazie al lavoro fatto in questi mesi è stato accelerato un processo di miglioramenti già in corso che fanno di GAO un modello di riferimento per la categoria”.
multa antitrust
Il 1° agosto 2025 con una maxi sanzione da 3,5 milioni di euro per pratica commerciale ingannevole l’Antitrust ha multato la Giorgio Armani Spa e Giorgio Armani Operations spa, proprio in riferimento a questo episodio. Secondo l’Antitrust “le società hanno reso dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale non veritiere e presentate in modo non chiaro, specifico, accurato e inequivocabile”. Tali dichiarazioni sarebbero presenti nel Codice Etico delle società, in documenti pubblicati sul sito Armani Values e sul sito Armani.
L’attenzione alla sostenibilità sarebbe diventata per l’azienda uno strumento di marketing utilizzato per rispondere alle crescenti aspettative dei consumatori. Secondo l’Antitrust il gruppo Armani sarebbe stato invece a conoscenza della condizione dei lavoratori nelle aziende subfornitrici che producevano borse e accessori in pelle a marchio Armani: durante un’ispezione di Polizia Giudiziaria, era presente un dipendente di G.A. Operations preposto al controllo della qualità delle lavorazioni, il quale ha dichiarato di “recarsi mensilmente presso quel laboratorio da circa sei mesi”. Inoltre, in un documento interno alla Giorgio Armani Spa del 2024, precedente all’apertura della procedura di amministrazione giudiziaria richiesta dalla Procura milanese, era riportato che “nella migliore delle situazioni riscontrate, l’ambiente di lavoro è al limite dell’accettabilità, negli altri casi, emergono forti perplessità sulla loro adeguatezza e salubrità”.
ricorso al tar
La reazione dell’azienda è stata di “amarezza e stupore”, con l’annuncio che “la decisione verrà impugnata davanti al Tar, nella certezza di aver sempre operato con la massima correttezza e trasparenza nei riguardi dei consumatori, del mercato e degli stakeholder, così come dimostrato dalla storia del Gruppo”. In un documento l’azienda segnala che la decisione dell’Antitrust si sarebbe basata “sugli elementi preliminari alla base dei quali la Procura di Milano aveva richiesto di sottoporre Giorgio Armani Operations ad amministrazione giudiziaria, senza tenere in minimo conto quanto riconosciuto dagli stessi giudici una volta analizzati approfonditamente i sistemi di controllo e vigilanza utilizzati da tempo dal Gruppo Armani nei confronti della filiera”.
La Giorgio Armani sottolinea che “gli episodi contestati a suo tempo a Giorgio Armani Operations consistevano in irregolarità rilevate a carico di due fornitori che, nel complesso, rappresentavano lo 0,7% del complesso degli acquisti di lavorazioni o prodotti finiti. Nel corso dell’amministrazione giudiziaria sono stati quindi apportati ulteriori miglioramenti che fanno oggi di Armani un modello di riferimento per l’intero settore”.
(nella foto, Giorgio Armani nella sua villa di Pantelleria)





