(S.A.) Un attacco israeliano con un drone kamikaze ha colpito il complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis, nella Striscia di Gaza, causando la morte di 19 persone, tra cui cinque giornalisti e operatori dei media. L’episodio è avvenuto il 24 agosto e il numero delle vittime potrebbe aumentare, secondo fonti locali. I reporter deceduti sono Hussam al-Masri, cameraman della Reuters, Moaz Abu Taha, collaboratore freelance della stessa agenzia, Mohammed Salam, fotoreporter di Al Jazeera, Mariam Abu Dagga, video-reporter freelance per l’Associated Press e Independent Arabic, e Ahmad Abu Aziz, collaboratore di Quds Feed Network. Un altro fotoreporter della Reuters, Hatem Khaled, è rimasto ferito e versa in gravi condizioni.
“chiamala come me”
La Reuters ha confermato la morte di al-Masri, spiegando che stava documentando l’attacco in diretta. “Il video si è improvvisamente interrotto nel momento dell’attacco iniziale, come mostrano le immagini della Reuters”, ha scritto l’agenzia. L’Associated Press ha ricordato Mariam Abu Dagga sottolineando che “il suo lavoro recente includeva storie di bambini affamati e malnutriti a Gaza”. L’agenzia ha dichiarato di fare “tutto il possibile per garantire la sicurezza dei nostri giornalisti a Gaza”.
Il fotoreporter Wissam Nassar ha pubblicato i video della giornalista con suo padre e una foto con il figlio dodicenne. Al figlio la 33enne palestinese ha dedicato queste parole, in Italia tradotte e diffuse da Patrick Zaki: “Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio. Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e che tutto ciò che ho fatto era per te. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me”.
quota 244
Il sindacato dei giornalisti palestinesi ha definito l’operazione “un nuovo terribile massacro contro la stampa palestinese” e ha riferito che, oltre ai reporter uccisi, ci sono diversi feriti tra cui i fotografi Hatem Omar e Jamal Badah. Secondo il sindacato, dall’inizio del conflitto sono più di 244 i giornalisti e operatori dei media rimasti uccisi nella Striscia di Gaza. In una nota, l’organizzazione accusa l’esercito israeliano di voler “colpire la voce libera, la telecamera testimone e i cavalieri della parola”.
“Stanno facendo tutto il possibile per mettere a tacere le voci indipendenti che cercano di riferire su Gaza”, ha dichiarato il Direttore generale di Reporters senza frontiere Thibaut Bruttin.
l’esercito si rammarica
L’esercito israeliano ha annunciato l’apertura di un’indagine interna sul duplice attacco, respingendo le accuse di voler colpire volontariamente la stampa. “Il Capo di Stato Maggiore ha ordinato un’indagine preliminare il prima possibile”, si legge in un comunicato diffuso su Telegram. “L’Idf si rammarica per eventuali danni a persone non coinvolte e non prende di mira i giornalisti in quanto tali”.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato: “Crediamo che sia giusto garantire l’incolumità dei giornalisti ed è giusto che possano compiere il loro lavoro anche nella Striscia di Gaza”. Tajani ha ricordato che l’Italia “ha già approvato un documento congiunto con altri Paesi” a tutela della libertà di stampa.
senza più limiti
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la Federazione degli Ordini dei Medici hanno diffuso una dichiarazione congiunta, denunciando “ancora un raid mirato su un ospedale, con giornalisti, operatori sanitari e pazienti tra le vittime”. I Presidenti nazionali dei Giornalisti Carlo Bartoli e dei Medici Filippo Anelli scrivono che “ormai il massacro di civili non ha più limiti, come non ci sono più limiti nel colpire sia i giornalisti che il personale medico, entrambi impegnati a garantire diritti umani internazionali come quello alla salute e quello all’informazione. Occorre mettere fine a queste uccisioni indiscriminate, la comunità internazionale non può limitarsi a parole di condanna di circostanza. E’ necessario garantire l’agibilità della stampa, permettendo anche l’accesso in sicurezza a quella internazionale, e consentire ai medici di svolgere il loro mestiere, quello di salvare vite umane”.
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti prosegue al campagna di raccolta fondi a favore dei giornalisti palestinesi di Gaza e delle famiglie di coloro che sono stati uccisi: LINK alla raccolta fondi.
(nella foto, il premier israeliano Netanyiahu)
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