Sono trascorsi ormai più di cinque anni da quando i Comitati di redazione delle testate d’informazione Rai protestarono contro i “panini”, dichiarazioni flash di esponenti di governo/opposizione/maggioranza, in quest’ordine. Basta -dissero i Cdr, assieme a Usigrai, storico sindacato dei giornalisti Rai- con i microfoni messi sotto il naso di ministri, sottosegretari, deputati e senatori, liberi di sproloquiare a favore della propria parte politica e di ridicolizzare gli avversari. Tutto questo, sul servizio pubblico, a dannazione dei cittadini utenti della tv.
In 5 anni non è cambiato niente, come dimostra la proposta del consigliere Rai Roberto Natale, che torna a chiedere la messa al bando delle “poesiole” autoprodotte dei politici. Una maledizione che nessuna forza politica passata ad occupare posti di potere ha avuto il coraggio di intaccare. Nessun Direttore, nominato col gradimento delle forze politiche, negli ultimi cinque anni è intervenuto. Si tratta di Giuseppe Carboni, Monica Maggioni, Gian Marco Chiocci (Tg1), Gennaro Sangiuliano, Nicola Rao, Antonio Preziosi (Tg2), Mario Orfeo, Simona Sala, Pierluca Terzuli (Tg3). Chiocci ha parlato -gennaio 2025- al congresso Usigrai contro questo modo di raccontare la politica e ha poi lasciato tutto com’è.
“dare spazio a tutti”
Era il lontano mercoledì 6 maggio 2020 quando i Cdr delle testate nazionali della Rai e il Coordinamento dei Cdr dei Tg Regionali approvarono il documento “Raccontare la politica”. Tutto nasceva dall’analisi del modo di fare informazione politica con video social, interviste senza giornalisti, pezzi fatti da desk, pezzi costruiti su bilancini di secondi, su dichiarazioni messe insieme più con l’obiettivo di “dare spazio a tutti” che di consentire ai cittadini di maturare una propria opinione.
Il documento conteneva 9 punti:1- Nell’esercizio del suo lavoro, il giornalista della Rai risponde esclusivamente ai principi e ai valori della legge sulla radiotelevisione, della Legge Professionale, del Contratto di Servizio, del Cnlg, del Contratto integrativo Rai-Usigrai, della Carta dei diritti e dei doveri del giornalista radiotelevisivo; 2- Il pluralismo va rispettato in maniera rigorosa nel suo significato originario: completa rappresentazione dei fatti per favorire “il diritto del cittadino a una corretta informazione e alla formazione di una propria opinione”; 3- Il racconto della politica deve originare da valutazioni autonome della direzione e della redazione su tematiche, contenuti e soggetti e oggetti delle dichiarazioni; 4- La scelta dei politici da intervistare e dei temi sui quali intervistarli deve rispondere alle esigenze editoriali della testata, e pertanto totalmente autonome nella sua individuazione; 5- I sonori devono essere raccolti sempre da un giornalista e in occasioni nelle quali è consentito porre delle domande. Tutte le dichiarazioni ottenute in altra forma possono essere riassunte nel proprio testo dal giornalista. Il loro utilizzo è ammesso solo come pratica assolutamente residuale e in casi assolutamente eccezionali nei quali in maniera manifesta non era possibile procedere diversamente; 6- Il sonoro autoprodotto dal politico ha come finalità la disintermediazione e pertanto, di massima, non va utilizzato, se non per sintesi. Il suo utilizzo deve essere una pratica assolutamente residuale e legata a casi assolutamente eccezionali nei quali è evidentemente impossibile fare diversamente, e solo se imprescindibile alla gerarchie delle notizie decise dalla testata; 7- Le dirette social vanno trattate al pari di comizi, e pertanto soggette all’intermediazione del giornalista. In questi casi, l’utilizzo di stralci sonori è limitato ai casi strettamente necessari; 8- Abbandonare conferenze stampa nelle quali è impedito porre domande non può essere contestato dall’azienda in sede disciplinare; 9- Il giornalista non è tenuto a riportare dichiarazioni espressioni di linguaggi d’odio, sessisti o discriminatori.
ritiro delle firme
In sostanza, veniva identificata questa regola primaria: sono i giornalisti che dettano l’agenda ai politici, sulla base delle esigenze informative, non il contrario. Conseguenza: l’assoluta necessità di tornare a fare domande.
Nel documento si diceva inoltre che se al giornalista veniva chiesto un comportamento difforme dai nove precetti, l’Usigrai (guidata allora da Vittorio Di Trapani) avrebbe rilevato la legittimità del ritiro della firma, in base all’articolo 24 del Contratto integrativo Rai-Usigrai. Nei casi in cui al giornalista dovesse essere contestato – anche informalmente – un comportamento adottato in linea con queste indicazioni, l’Usigrai avrebbe valutato una risposta collettiva da attuare con lo sciopero delle firme.
I “panini”, tuttavia, continuano indisturbati.
(nella foto, Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi, già Segretario Usigrai)




