Dopo il “caso Sinner” sul Corriere della Sera, l’Ordine dei giornalisti ricorda a tutti gli iscritti che l’informazione è una cosa e la pubblicità un’altra; e devono risultare ben separate agli occhi dei lettori.
Scrive il Presidente dell’Ordine Carlo Bartoli: “Ribadisco l’invito a tutti i colleghi a porre la massima attenzione a fronte delle pratiche editoriali scorrette che tendono a confondere l’informazione giornalistica con la pubblicità. L’informazione professionale ha un futuro solo se punta sulla qualità e l’attendibilità, non certo se diventa veicolo di marketing. Ai giornalisti non è consentito fare pubblicità, se non per scopi sociali, umanitari e non a fini di lucro. Il Codice deontologico è molto chiaro su quest’aspetto che sta diventando rilevante sia nelle grandi che nelle piccole testate”.
contestazioni disciplinari
Bartoli ringrazia i Comitati di redazione “per il crescente impegno a garantire l’autonomia e l’autorevolezza delle testate in cui lavorano”. E cita l’ultimo caso, la protesta del Cdr del Corriere della Sera per l’intervista a Jannik Sinner “in cui erano ampiamente evidenziati gli sponsor del tennista”.
Il Cdr ha scritto una lettera di forte critica al Direttore Fontana, che non ha risposto.
Bartoli ricorda che “eventuali contestazioni disciplinari” sono di competenza dei Consigli di disciplina territoriali e, in seconda istanza, del Consiglio di disciplina nazionale.
diritto dei cittadini
Nel Contratto nazionale di lavoro, all’articolo 44, si legge: “Allo scopo di tutelare il diritto del pubblico a ricevere una corretta informazione, distinta e distinguibile dal messaggio pubblicitario, e non lesiva degli interessi dei singoli, i messaggi pubblicitari devono essere chiaramente individuabili come tali quindi distinti, anche attraverso apposita indicazione dai testi giornalistici”.
Nel nuovo Codice deontologico delle giornaliste/giornalisti varato dall’Ordine e in vigore dal 1° giugno 2025, l‘articolo 22 si occupa di Pubblicità, con il seguente testo:
“La/il giornalista:
- a) assicura ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni;
- b) non presta il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie o per promuovere marchi e prodotti commerciali. Sono consentite, a titolo gratuito e previa comunicazione scritta all’Ordine regionale di appartenenza, analoghe prestazioni per iniziative volte a fini sociali e umanitari;
- c) cita marchi e società commerciali soltanto qualora siano indispensabili alla completezza dell’informazione o costituiscano essi stessi motivo di notizia;
- d) non inserisce collegamenti pubblicitari o altri riferimenti promozionali all’interno di contenuti informativi online”.
(nella foto, Carlo Bartoli)





