Quindici luglio, La Gazzetta dello Sport pubblica zero notizie sullo sport femminile. Eppure, il giorno dopo, 16 luglio, agli Europei 2025 la nazionale italiana donne di calcio ha battuto ai quarti di finale la Norvegia. Al contrario, già alla vigilia del campionato, l’inglese The Guardian e lo spagnolo El Pais viaggiavano a due pagine al giorno, per non parlare degli sportivi Marca e l’Equipe. Quando le rispettive nazionali sono approdate in semifinale, Marca mette una foto in prima a tutta pagina sulle spagnole, la Gazzetta solo un sottotestata sulle italiane.
Lo segnala la “Rassegna stampa sui generis” curata da GiULiA Giornaliste sulla base delle notizie de Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Domani, Il Giornale, Il Manifesto, Il Messaggero, Il Fatto quotidiano, Avvenire, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tutto Sport, Corriere dello sport, con uno sguardo al web.
Nella settimana dal 14 al 19 luglio 2025 in prima pagina ci sono state 966 firme di uomini e 297 di donne; editoriali, commenti e analisi scritti da uomini 155, da donne 36; interviste a uomini 251, a donne 62.
DICHIARAZIONI SOVRAESTESE. Torniamo allo sport. Il Ct delle azzurre del calcio, Andrea Soncin, in diverse dichiarazioni ha usato, per forza di cose ma non era scontato, il femminile sovraesteso: “Siamo state brave”. Dopo la vittoria con la Norvegia, intervistato da Repubblica, ha dichiarato che non ha più intenzione di allenare uomini: “Sono in paradiso. I rapporti che si creano con un gruppo di ragazze sono impagabili”, e sui pregiudizi sul calcio femminile parla di “ignoranza”.
ATLETE E MATERNITA’. Di fronte al risultato (per la prima volta in 28 anni azzurre in semifinale) i giornali hanno dato spazio alle atlete con interviste: dalla capitana Cristiana Girelli (che Il Giornale chiama “capitano”), alla portiera Laura Giuliani, che a Repubblica parla della sfida tecnica, ma anche della sfida della maternità: lei milita nel Milan che è all’avanguardia e prevede dal 2021 una norma con il rinnovo automatico del contratto per la giocatrice che resta incinta. Il contrario di quello che accadeva fino al 2020, quando la Federazione chiedeva alle società di rescindere il contratto con un’atleta incinta, come racconta una pagina dedicata da Domani al calcio delle donne.
FOOTBALL IN AFRICA. Nella stessa pagina Francesco Caregnani racconta il fattore di importante emancipazione che rappresenta il calcio femminile in Africa. La Nigeria è la squadra più prestigiosa, molto più performante e seguita di quella maschile. Tanto che le calciatrici nel 2019 avevano chiesto dopo una dura battaglia, la parità salariale. Non l’hanno ottenuta, ma i media si sono appassionati a queste campionesse ribelli. Stessa cosa sta succedendo in Kenia, dove 9mila ragazze tra 9 e 25 anni sono impegnate nei campionati di varie zone del paese.
IMPRESE ROSA. Sul blog del Corriere “La 27esima ora” un articolo di Valeria Palumbo sottolinea un’altra impresa storica della nazionale di Volley femminile, quasi invisibile sui nostri giornali. Sul Messaggero si riconosce che in questa stagione le donne siano superiori agli uomini negli sport di squadra.
Oltre al calcio, sono diverse le imprese della settimana: il volley, imbattuto da 407 giorni, il “setterosa” ai Mondiali di pallanuoto (su la Gazzetta dello Sport Giusy Melato, centroboa della squadra che vinse l’oro olimpico nel 2004, ricorda le battaglie durissime per la parità di diritti). E gli argenti nel nuoto libero di Gregorio Paltrinieri e Ginevra Taddeucci, spesso collocata in un articoletto a fianco del titolone sul collega. E la storica vittoria al Giro d’Italia donne di Elisa Longo Borghini, che lo aveva già vinto l’anno scorso, relegata in qualche pezzettino.
SOCIAL CONTRO. La giornalista Elena Pero per Sky ha seguito la finale maschile di Wimbledon Sinner-Alcaraz insieme a Paolo Bertolucci. Per la sua telecronaca, molto asciutta e tecnica, ha ricevuto una valanga di critiche sui social. Lei al Corriere dice che i social non li guarda. La difende Aldo Grasso, sullo stesso giornale, in un pezzo contro gli idioti da tastiera e l’abitudine ai telecronisti tifosi. Quello dei leoni da tastiera che se la prendono con le donne (politiche e giornaliste in primis) è il tema di un pezzo di Gian Antonio Stella intitolato “Liquami sui social, per le donne di più” che cita la campagna Donne alla gogna, contro l’odio social del linguista Massimo Arcangeli con le giornaliste Susi Ronchi, Beatrice Curci e GiULiA giornaliste.
INSOFFERENTI E STRONZETTE. Tutti i giornali hanno registrato l’infelice performance del Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, che alle domande di Vanessa Ricciardi, giornalista di Staffetta quotidiana e collaboratrice del Fatto, ha replicato con “Che stronzetta”. Secondo il suo staff era un complimento, ma poi si è scusato. Ricciardi alla Stampa racconta come i politici siano sempre più insofferenti alle domande e le giornaliste in generale sono trattate peggio.
MELONI A MILLE. “Mille giorni di governo da primadonna” è il titolo di una pagina intera dedicata da Libero ai successi del governo Meloni, analoga ad altre pubblicate dai giornali di area, come Verità e Giornale. Anche per la stampa meno allineata il giudizio sull’operato di Meloni è -tra luci e ombre- positivo. “I mille giorni di Meloni”, a firma Barbara Flammeri e Manuela Perrone sul Sole 24 ore è sottotitolato: “Bene lo spread e i conti pubblici, ma preoccupano dazi, industria e crescita”. Secondo diversi esperti interpellati dalla Stampa gli aspetti positivi sono che Meloni piace ai mercati, è prudente sui conti pubblici, è figura di rilievo sul piano geopolitico, gli alleati sono ridotti a comprimari. Punti dolenti riguardano la non comunicazione, con le conferenze stampa ridotte al lumicino, e pollice verso sui diritti, con l’approccio securitario su tutti i dossier. Ma è apprezzata la stretta sui femminicidi.
LEGGI INASPRITE. Un sondaggio di Youtrend per Sky tg, citato da Avvenire, sui prime mille giorni di Meloni, mostra che i provvedimenti che gli italiani hanno apprezzato di più sono proprio quelli sull’inasprimento delle leggi su femminicidio e violenza domestica. Anche se sempre Avvenire ricorda che da giuriste esperte e centri anti violenza sono state sollevate perplessità: sull’indeterminatezza del reato, sul rischio di vittimizzazione secondaria e sul fatto che in altri Paesi l’introduzione di questa fattispecie non ha portato alla diminuzione dei femminicidi. Per estirpare la violenza di genere occorrono azioni coordinate di prevenzione e formazione con stanziamento di fondi adeguati, sostiene la rete Di Re. Quello del rischio del definanziamento dei centri antiviolenza e delle misure preventive è sottolineato anche da Domani in un approfondimento di Marika Ikonomu: è stato bocciato l’ emendamento delle opposizioni che mirava a un’azione preventiva non solo nei confronti dei più giovani, ma anche degli uomini tra i 30 e i 50 anni, che sono la maggior parte di chi agisce la violenza.
DATI VOLANTI. Secondo l’osservatorio “Non una di meno”, citato dalla Stampa nel 2025 i femminicidi sono stati 51, i tentati femminicidi 33; secondo il ministero degli Interni, citato da Avvenire fino al 30 giugno nel 2025 le donne uccise da partner ed ex sono 35, diventano 45 se si contano le donne uccise comunque in ambito famigliare. Il che fa ricordare che non esiste un registro nazionale ufficiale dei femminicidi.
CIFRE PIU’ BASSE. Dati Inps: le pensioni delle donne sono in media più basse del 34% rispetto a quelle degli uomini e solo l’8% dei padri prende il congedo parentale. Rosario De Luca, Presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, sul Sole 24 ore scrive che la direttiva europea (2023/970) contro il gender pay gap non risolve il problema, che non è nelle leggi, ma nel sistema: “La radice è nelle ore effettivamente lavorate dalle donne”, che lavorano meno per quel part-time involontario dovuto all’assenza di efficaci politiche di welfare. Solo su Repubblica si dà spazio alla Proposta di legge delle donne democratiche (Schlein, D’Elia, Camusso, Braga) contro gli abusi del part time che colpiscono le donne in particolare (3 milioni su quattro). Si tratta di una nuova disciplina del lavoro a tempo parziale, che riscrive parte del jobs act.
INTERESSI ECONOMICI. Libero per tutta la settimana ha preso di mira Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, oggetto di sanzioni da parte degli Usa per il suo report sugli interessi economici di aziende anche americane (e italiane) nell’occupazione e distruzione della Striscia di Gaza. Durissimo contro di lei anche un editoriale di Fiamma Nirenstein sul Giornale, che l’accusa sostanzialmente di antisemitismo e di avere come fonti solo i terroristi.
VITTORIA AMARA. Mentre sono uscite moltissime interviste a Roberto Saviano, su Domani viene interpellata la giornalista Rosaria Capacchione, che con lui ha vinto in Corte d’appello a Roma la causa contro il boss dei casalesi Francesco Bidognetti e il suo avvocato Michele Santonastaso per le minacce ricevute durante il processo Spartacus. La sua dice, è una vittoria “amara” perché sono passati 17 anni dal fatto, perché pur avendo vinto ha faticato moltissimo a reggere l’attesa, perché il suo lavoro e il suo nome sono stati ingabbiati in questo processo, perché ha la sensazione di aver perso un sacco di tempo e che non sia cambiato niente.
TRENTINI E REGENI. “La forza di due mamme”, ha titolato la Repubblica in prima con una fotonotizia a centro pagina dedicata a Armanda Trentini e Paola Regeni, insieme a Roma, dando spazio alle dichiarazioni e all’accusa della madre del cooperante scomparso nelle prigioni venezuelane: “Insostenibile il silenzio della premier”.
GISELE LEGIONARIA. Solo brevi e non su tutti i giornali per segnalare che Gisele Pelicot, protagonista di uno sconvolgente processo per violenza sessuale perpetrata dal marito e altre decine di uomini, sarà insignita della Legion d’honneur. Come ha detto lei, pretendendo un processo a porte aperte, la vergogna ha davvero cambiato lato.
La “Rassegna sui generis” della settimana fra il 14 e il 19 luglio è stata curata da Paola Rizzi in un lavoro di squadra con Barbara Consarino, Gegia Celotti, Luisella Seveso, Maria Luisa Villa, Laura Fasano, Caterina Caparello, Elisa Messina.
(nella foto, le prime pagine sui successi delle nazionali femminili su Marca e sulla Gazzetta)





