Secondo caso in poche settimane. Prima a Palermo, poi a Genova. A due giornalisti precari, da anni nelle redazioni locali de la Repubblica, non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato. Dopo che si sono rivolti a un giudice .

“Da oggi non sono più un giornalista di Repubblica -ha scritto Massimiliano Salvo su Facebook- Formalmente per l’azienda non lo sono mai stato, nonostante le migliaia di articoli degli ultimi dieci anni. Perché nella redazione di Genova sono sempre stato un precario: prima illegittimamente pagato ad articolo, poi, sempre illegittimamente, con un contratto annuale in scadenza il 31 dicembre, rinnovato anno dopo anno, dopo anno, dopo anno. Sino a quest’anno”.

sindacato rischioso 

A un certo punto Salvo ha deciso di impegnarsi per quelli nelle sue stesse condizioni. “‘Stai attento – mi hanno detto in tanti – fare sindacato è rischioso se hai un contratto che scade’. Non sono stato attento. Ho raccontato il precariato dei giornalisti in piazza, sui social, durante le manifestazioni di altri lavoratori. Con il Coordinamento dei precari di Repubblica (che raggruppa 90 precari storici delle redazioni locali) abbiamo cercato di ottenere un incontro con l’Azienda, supportati dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana e da Associazione Ligure Giornalisti. Dopo un anno e mezzo di assemblee e tentativi andati a vuoto, insieme ad altri giornalisti precari, da Repubblica Torino a Repubblica Palermo, abbiamo deciso che c’era solo un modo per venirne a capo: rivolgersi a un giudice del lavoro”.

Salvo sostiene che fare il giornalista è un mestiere bellissimo, ma da precari senza prospettive diventa frustrante, faticoso, umiliante, dal punto di vista professionale e umano.

strade separate

“Non posso sapere se la vicenda politico-sindacale e le mie rivendicazioni personali abbiano indotto Repubblica a non rinnovarmi il, seppure illegittimo, contratto. Di sicuro, improvvisamente, le strade con la testata cui ho dedicato tutto me stesso nei primi 10 anni della mia vita lavorativa si separano, almeno per il momento. Resta la convinzione che i giornalisti assunti e non assunti di tutte le testate – ma anche i lavoratori di altri settori – devono muoversi insieme: perché da questo baratro si potrà uscire solo se restiamo uniti”.

L’Associazione Ligure dei Giornalisti ha scritto: “Come ogni giorno, ha proposto al giornale il proprio contributo. Ma questa volta il capo della redazione genovese di Repubblica non ha nemmeno preso in considerazione la qualità e l’interesse dell’articolo. Ha dovuto solo comunicare che l’azienda aveva messo Massimiliano Salvo alla porta. Contratto da precario con partita Iva non rinnovato, stop, fine corsa. Max Salvo dal 2012 ha garantito al suo giornale più di 4mila articoli: una media di 400 all’anno. Dal 2017 scriveva di cronaca nera. Ancora qualche mese fa la sua firma compare assieme a quella di altri autorevoli colleghi del Secolo, della Stampa e di Repubblica su un lavoro che ricostruisce le drammatiche giornate del G8 genovese”.

vita da riders

Massimiliano è tra i giovani che danno vita al Coordinamento nazionale dei precari di Repubblica. Si occupa di precariato nel sindacato dei giornalisti. È membro della giunta del sindacato ligure. Rappresenta la Liguria nella Commissione Lavoro autonomo della Fnsi.

Ricorda l’Associazione, “il Coordinamento sollecita incontri, chiede di potere rappresentare le proprie ragioni all’Azienda e alla Direzione del giornale. Sono i giorni in cui i giornalisti italiani raccontano le storie dei riders che pestano sui pedali per consegnare pizze alle famiglie murate dal Covid. Un rider dell’informazione, un giornalista precario, intanto pesta sui tasti del pc per un compenso che non ha parentela con quello dei colleghi tutelati dal contratto nazionale di lavoro. Il Coordinamento dei precari non cava un ragno dal buco. Alcuni, tra cui Max tentano allora un’altra strada per provare a vedersi riconoscere qualche diritto: l’azione legale. Un’azione sostenuta dal sindacato dei giornalisti della Liguria. L’azienda ha deciso di opporre lo stop al rinnovo perfino di quel contratto precario”. 

La Commissione lavoro autonomo nazionale della Federazione della Stampa (Clan-Fnsi), di cui Salvo fa parte, si appella “all’Ordine dei giornalisti affinché vigili sull’applicazione della Carta di Firenze, perché lo sfruttamento va denunciato e non coperto”. Chiede al governo di non continuare con il “sostegno improduttivo a imprese che pensano a distruggere il lavoro regolare e a sfruttare i precari”. La concessione di risorse pubbliche, invece, “deve essere condizionata al rispetto dei contratti e della dignità delle persone. Il sottosegretario all’Editoria, Giuseppe Moles, fermi lo scempio che gli editori stanno facendo dell’informazione e del lavoro”.

La stessa vicenda di Salvo è capitata a Valerio Tripi, giornalista precario a Repubblica di Palermo dal 1999. 

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