Comincia così, con una mozione di sfiducia dell’opposizione nei confronti del nuovo presidente, il cammino del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti, che deve governare la categoria dal 2021 al 2024. Che deve fronteggiare la crisi della professione, tenere alta la sua dignità. 

Tutto è avvenuto al momento dell’elezione dei sette membri del Consiglio di disciplina, incaricati di svolgere la funzione d’appello delle decisioni dei Consigli di disciplina regionali sul rispetto delle questioni deontologiche. Dei sette membri, quattro sono interni al Consiglio stesso e tre esterni. Ma i membri interni, una volta eletti, devono lasciare lo scranno in Consiglio. Controcorrente, la componente che governa Inpgi, Casagit, Fnsi e ora l’Ordine, in Consiglio ha una maggioranza di 34 membri contro 24. 

Cosa è accaduto dunque? Lo scontro ha avuto avvio perché la maggioranza, dopo aver eletto presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere, ha eletto anche tutti i membri dell’esecutivo, senza lasciare un posto all’opposizione e tutti e tre i revisori. L’opposizione ha deciso così di non partecipare all’ultima votazione, quella per il Consiglio di disciplina. Controcorrente però ha votato per due candidati suoi e per due consigliere dell’opposizione, Margherita Agata e Anna Scafuri. Le consigliere hanno ribadito di non volersi candidare e hanno respinto l’elezione. Quindi, alla fine, sono stati eletti quattro consiglieri di maggioranza, che usciranno dal Consiglio: la maggioranza diventerà più stretta, 30 contro 24. 

La mozione presentata dai consiglieri di opposizione contro il neo eletto presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, e contro il nuovo comitato esecutivo sostiene innanzitutto che non sia stato rispettato il regolamento quando prevede l’annuncio da parte dei consiglieri della propria candidatura nel Consiglio di disciplina: “Si è proceduto con le operazioni di voto e la maggioranza ha votato le uniche due consigliere donne schierate nello schieramento avverso. Un atteggiamento discriminatorio -si legge nella mozione- volto a tutelare l’esiguo scarto numerico a favore della maggioranza in consiglio, estromettendo dall’assemblea alcuni consiglieri di minoranza”. Conclusione: “Chi intende governare la categoria in modo non inclusivo e a colpi di maggioranza, deve anche sapersi caricare la responsabilità dei compiti più gravosi (oltre che essenziali) che attengono alle funzioni ordinistiche”.

Secondo la maggioranza si tratta invece di fatti formali infondati. L’opposizione non avrebbe candidato nessuno per assottigliare appunto la maggioranza in Consiglio.  

5 Commenti

  1. E magari poi questi verranno a fare gli indignati speciali parlando dell’elezione del Presidente della Repubblica…

  2. Una versione assolutamente di parte, infondata e begatrice della verità dei fatti. E questo sarebbe il nuovo modo di fare giornalismo?

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