Il direttore della Stampa, Massimo Giannini si scusa con Giorgia Meloni. Motivo: un ritratto della presidente di Fratelli d’Italia, pubblicato il 7 febbraio. Ecco il passaggio dell’articolo: “Populista in politica, popolare nella pubblica opinione, è popolana nei modi, anche scherzandoci su come quando dalla sinistra chic le diedero della «pesciarola» e lei esibì sui social un gran vassoio di pesce strillando: «Quanto siete lontani dalla gggente». Idem per il romanesco, i souvenir dell’infanzia difficile alla Garbatella, le parolacce quando servono, il gusto della battuta (girando con le stampelle per un incidente, «dico no a un governo zoppo»), insomma tutta la costruzione del personaggio Meloni. Comprensivo di sensi di colpa perché la politica la tiene lontana dalla figlia piccola, Ginevra, prodotta con la collaborazione del compagno autore Mediaset di quattro anni più giovane e mai sposato (però è curioso: tutti questi campioni della famiglia tradizionale ne hanno una irregolare, almeno davanti a Dio. Lei però ribatte che è colpa di lui, che non vuole sposarsi)

Ci sono state indignate prese di posizione degli esponenti di FdI e Giannini ha twittato: “In un pur ottimo articolo su Meloni e sul no al governo Draghi, oggi su La Stampa il nostro Alberto Mattioli usa parole inappropriate in un passaggio su sua figlia Ginevra. Ce ne scusiamo con la leader di Fdi. Non è il nostro stile“. Insomma, i bambini non sono “prodotti”.

Giorgia Meloni non ha commentato direttamente l’articolo della Stampa.

Giannini era già stato protagonista, a metà gennaio, di un accesso botta e risposta con Meloni. L’aveva descritta come “sciamano d’Italia”, paragonandola a Jake Angeli, l’invasore di Capitol Hill, e come leader di una destra impresentabile. Risposta di Meloni: cari di sinistra, voi volete una destra perdente.

1 commento

  1. Giannini, non so per quale motivo, ormai si è trasformato in un personaggio in cerca di autore, anche se forse non ha ancora compreso neanche lui, data la confusione politica attuale, quale possa essere il suo “autore” ideale!
    Quanto alla sua esternazione sul fatto che i bambini sono “prodotti”,
    personalmente rilevo un’ideologia di fondo che lo qualifica come becero maschilista e per quel che concerne la sua dialettica mi sembra che non abbia niente da invidiare a quella della “pesciarola e popolana” Meloni.