Il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi ha un piano di tagli alle pensioni e agli stipendi, alle prestazioni, al lavoro di chi è in pensione e ai costi dell’Istituto e degli amministratori. A fine anno il governo ha rinviato per la quarta volta il commissariamento dell’Istituto e ha chiesto un piano di risanamento. L’Inpgi ha chiuso l’ultimo bilancio in rosso per 253 milioni. Anche gli altri due precedenti esercizi erano stati chiusi con deficit a nove cifre.

Il Cda dell’Inpgi ha dichiarato di essere pronto ad adottare le misure del piano se, in un percorso condiviso, il Governo anticiperà il passaggio dei comunicatori all’Inpgi, previsto a partire dal 2023.

Le misure del piano sono queste:

1) l’introduzione per 5 anni di un contributo straordinario, pari all’1%, a carico dei giornalisti attivi (nella formula di una maggiore contribuzione previdenziale) e pensionati. Secondo il consigliere Inpgi di maggioranza Guido Besana, che ha scritto un vademecum di spiegazione, “pensioni medie e redditi medi viaggiano sui 60mila euro, quindi ci sarebbe un prelievo lordo medio di 600 euro all’anno, 50 euro lordi al mese. Sarebbero 25 per chi ha uno stipendio o una pensione di 30mila euro e 100 per chi li ha di 120mila”.

2) i pensionati non potranno avere ricavi da lavoro superiori a  5.000 euro annui (oggi il limite è di 22.500 euro). Besana: “Oggi le aziende possono liberarsi di un giornalista con 5 anni di anticipo e fargli un contratto di collaborazione, con reddito che si aggiunge alla pensione. In questo modo si scoraggia il turn over, le assunzioni dei giovani”. Con una possibilità di cumulo più basso, questo problema verrebbe eliminato.

3) la sospensione delle prestazioni facoltative (superinvalidità, case di riposo, sussidi straordinari). La misura è valida solo dal momento in cui sarà presa, le prestazioni in essere non sarebbero interrotte.

4) l’introduzione di abbattimenti percentuali per le pensioni di anzianità liquidate con requisiti inferiori a quelli stabiliti dalla legge Fornero nella misura di 0,25% al mese; ad esclusione dei prepensionati con la legge 416. Anche questa misura sarebbe valida per le pensioni future, non per quelle in essere.

5) riduzione dei costi dell’Istituto almeno al 5% e dei costi degli Organi collegiali, del 10%;

Il cda in maggioranza ritiene che la soluzione principale dei problemi dell’Inpgi sia l’ingresso di chi fa informazione e comunicazione e non ha un contratto giornalistico. L’articolo 16 quinquies del DL 34/2019 (Decreto crescita) prevede che venga ampliata la platea contributiva dell’ente e che il governo vari regolamenti attuativi della norma. E stanzia circa 150 milioni l’anno dal 2023 al 2031, per risarcire l’Inps dei contributi che verrebbero a mancare perché trasferiti all’Inpgi. Il cda Inpgi vorrebbe che questa operazione partisse prima del 2023.

Il cda Inpgi non ha comunicato a quanto ammonterebbero i risparmi conseguenti alle cinque misure del piano appena presentato. Secondo Besana “dovrebbero valere circa 20 milioni di euro l’anno, più o meno un decimo del deficit 2019”. L’allargamento della platea ai nuovi soggetti (14mila circa) dovrebbe valere 130 milioni di euro l’anno, ma gli 8500 comunicatori privati hanno più volte manifestato fiera opposizione alla “deportazione” dall’Inps all’Inpgi. L’ingresso dei soli comunicatori pubblici (5.500) varrebbe circa 55 milioni di euro l’anno. Rispetto allo sbilancio di 253 milioni, il risanamento sarebbe ancora lontano.

In questo momento, tra l’altro, manca anche l’interlocutore-governo. La situazione non permette perdite di tempo: attualmente ci sono 14mila giornalisti attivi contro 10mila pensionati.

(nella foto, Andrea Martella, sottosegretario all’Informazione e all’Editoria)

3 Commenti

  1. Interessante, se non fosse solo un tentativo di salvare status interni e poltrone.
    Accettabili i primi 4 punti: si arriverebbe sicuramente a giusta soluzione se il 5° punto prevedesse il più che congruo taglio dei costi d’istituto e degli Organi collegiali almeno al 50%.
    Quanto ai nuovi ingressi, giusta l’aspirazione, ma non verso la pletora contrastante dei comunicatori, bensì verso la rigorosa applicazione contrattuale e retributiva di chiunque FA GIORNALISMO.
    Giacomo Carioti

  2. Per quel che riguarda il punto 2 andrebbe specificato meglio di che cosa si tratta. Riguarda tutti i pensionati indistintamente? Io ho capito che tocca solo che va in pensione in anticipo. Se riguardasse tutti sarebbe una mazzata per chi ha pensioni basse