Procede con fatica la trattativa con il governo per salvare l’Inpgi e le pensioni dei giornalisti. 

Il comitato esecutivo dell’Istituto, dopo il disavanzo di 253 milioni nel 2019, punta sull’anticipazione al 2021 dell’allargamento della platea dei contributori. Il decreto legge dell’aprile 2019 prevede questo allargamento per il 2023 e dà compito al governo di emanare i regolamenti attuativi. 

Ma gli incontri fra il presidente Inpgi, Marina Macelloni e il segretario Fnsi, Raffaele Lorusso da una parte e il sottosegretario all’Editoria Martella (Pd) e il ministro del Lavoro Catalfo (M5S) dall’altra non sono andati in questa direzione. 

cinquantasei milioni

Tanto per cominciare, i comunicatori sarebbero circa 14.000. Ma coloro che lavorano in aziende private, circa 8.500, fanno molta resistenza ad entrare nell’Inpgi. Più semplice sarebbe “trasferire” i comunicatori pubblici, circa 5.500. Il trasferimento dei comunicatori pubblici avrebbe un valore per l’Inpgi di 56 milioni l’anno. Non sarebbe quindi risolutivo, ma un punto di partenza. 

Secondo il governo -ministri Catalfo e Dadone (Pubblica amministrazione, entrambe 5 Stelle- non si può però procedere con l’ingresso dei comunicatori pubblici nell’Inpgi finché sono in corso le trattative per il contratto del pubblico impiego.

Contratto che è in rinnovo dal 2018. 

nuovo appuntamento

Aspettando la soluzione del contratto dei dipendenti pubblici, il governo offre un emendamento alla finanziaria (firmato dai deputati Sensi e Serracchiani) che fiscalizza gli oneri sugli ammortizzatori sociali e che estende all’Inpgi gli sgravi previdenziali come la decontribuzione delle nuove assunzioni. Per un valore di 29 milioni. Inoltre, offre lo spostamento di altri sei mesi del commissariamento dell’Inpgi che, a seguito degli ultimi bilanci negativi, dovrebbe scattare all’inizio dell’anno. 

Il governo offre, ma anche chiede. Chiede il calcolo contributivo delle future pensioni dei giornalisti retroattivo, per ipotesi dal 2007. Chiede un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni in essere, solo per la parte non contributiva. Chiede l’allineamento dei requisiti della pensione di anzianità a quelli del sistema generale. Chiede riduzioni dei costi dell’Istituto. 

Prossimo appuntamento il 15 dicembre.

In un comunicato, i consiglieri di maggioranza del Cda ricordano che l’Inpgi si è caricato per intero il costo delle crisi aziendali: 500 milioni di ammortizzatori sociali pagati dall’Inpgi negli ultimi dieci anni e risparmiati dallo Stato.

Il governo ha messo in campo finora 500 milioni per le misure a sostegno all’editoria, ma più di metà andranno per nuovi prepensionamenti. Quindi, da una parte si chiede all’Istituto di risparmiare, dall’altra l’Istituto viene caricato di nuovi oneri, a beneficio degli editori.

(nella foto, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo)

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