Luca Bottura, scrittore di satira, ma anche commentatore politico, lascia la Repubblica. Lo ha scritto il 29 novembre sulla sua rubrica quotidiana in ultima pagina, “#bravimabasta”. Ringrazia Mario Calabresi, “che ebbe l’imprudenza di ingaggiarmi”, ringrazia Carlo Verdelli “per la stima che mi ha dimostrato”. E ringrazia “l’attuale direzione” (Maurizio Molinari), “per la libertà che mi ha gentilmente concesso”. Poi, cita Pavese nel biglietto lasciato prima del suicidio: “Non fate troppi pettegolezzi”.

Dall’avvento di Molinari (25 aprile 2002) sono andati via Gad Lerner, Pino Corrias, Enrico Deaglio, Bernardo Valli. Ma sull’addio di Bottura potrebbe aver inciso anche il taglio sui compensi dei collaboratori.

Come Bernardo Valli, Bottura continua però a collaborare con L’Espresso di Marco Damilano.

4 Commenti

  1. Senza Bottura La Repubblica non sarà più la stessa e io non credo assolutamente alle ‘ragioni personali’. Forse ci vorrebbe più trasparenza da parte di tutti: così potremmo giudicare meglio.

  2. Ne restano sempre men di giornalisti in gamba a la Repubblca. Diminuisce sempre di più il motivo di leggerla. A spettiamo che vadano via anche Merlo, Ceccarelli, ecc.?

  3. C’è del malessere in Repubblica e le partenze di questi giornalisti ne sono la prova.
    Con la nuova proprietà si percepisce un cambio di direzione “politica” del giornale.
    Sono un lettore fin dalla prima ora del quotidiano, ma credo che da ora in poi acquisterò anche altri giornali. In fondo credo sia giusto leggere anche altri commenti e valutare altri punti di vista.

  4. Di nuovo uno dei migliori che se ne va…che tristezza vedere il mio giornale preferito fare questa fine per colpa dei “torinesi”…Ancora uno e lo abbandono.

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