Il Comitato di redazione del Corriere della Sera ha informato i colleghi che l’editore Urbano Cairo– non rispettando l’obbligo di consultare preventivamente la rappresentanza sindacale – ha interrotto senza preavviso il rapporto di lavoro con lo storico corrispondente da Bruxelles Ivo Caizzi, da 30 anni al giornale. Il suo contratto da corrispondente sarebbe scaduto nel giugno 2021.

Il recesso è avvenuto senza fornire motivazioni, con il consenso del direttore, Luciano Fontana, e nonostante il governo abbia sospeso i licenziamenti senza giusta causa fino ad agosto: “Il collega inoltre si trova in obiettivi e condizioni di difficoltà, legate all’emergenza coronavirus, che lo costringono a restare bloccato nella residenza di Bruxelles”.

Alla richiesta di spiegazioni del cdr, la Direzione risorse umane ha risposto di aver proceduto alla risoluzione del rapporto di lavoro “nell’ambito delle comuni facoltà previste dall’ordinamento legislativo”. L’Azienda chiede anche al cdr di fare da tramite con Caizzi per trovare soluzioni idonee riguardo “ai tempi di abbandono della residenza e restituzione delle dotazioni aziendali in suo possesso”.

Replica del cdr: “Risulta incomprensibile l’espressione ‘comuni facoltà previste dall’ordinamento legislativo’. E ciò non ci consente di entrare nel merito e valutarne la fondatezza o meno”. Conclusione: “Al di là di ogni considerazione legale resta poi il profondo disagio per i modi usati che non si addicono alla tradizione e allo stile del Corriere della Sera”.

Caizzi da molti anni partecipa all’assemblea dei soci Rcs con una serie di domande sulla gestione editoriale e amministrativa del Corriere. Critica la direzione per le perdite di copie, l’influenza della pubblicità e del marketing e, di recente, anche per la richiesta di Rcs di aiuti pubblici nonostante gli ingenti profitti e i “bonus d’oro” ai principali dirigenti.

Caizzi, che dal 2015 si è candidato a dirigere il Corriere, ha dallo scorso aprile compiuto 67 anni. Non ha mai voluto sottoporsi all’esame dell’Ordine dei giornalisti e si è iscritto all’elenco dei pubblicisti, passando- quando era consentita l’opzione- alla previdenza Inps.

2 Commenti

  1. La mia solidarietà a Ivo Caizzi specie nelle circostanze in cui viene descritto il suo pensionamento. Nel periodo delle chiusure imposte dal Covid19 penso che l’amministrazione del giornale avrebbe potuto anche aspettare un momento meno problematico per evitare, come ha fatto, di sbattere un valoroso collega praticamente in strada mentre ancora continuano i postumi della pandemia in Belgio e mancano i voli per poter partire.
    Come collega di Ivo a Bruxelles sono sdegnata per il modo in cui la vicenda è stata condotta. Non siamo per nulla “nell’ambito delle comuni facoltà ecc ecc” ma è stato commesso un gesto di grande scortesia nei confronti di un collega sempre impegnato e pronto a intervenire per spiegare le questioni europee più intricate e complesse. Se chi fa il proprio dovere in maniera egregia viene trattato così dal primo giornale d’Italia poi non dobbiamo lamentarci del trattamento che purtroppo viene riservato a molti colleghi sottopagati e oberati dal lavoro e dalle difficoltà spesso necessarie per espletarlo in tante altre testate. E magari anche vittime di minacce a causa del loro lavoro. Seguire gli eventi di Bruxelles non è uno scherzo: sono richieste conoscenze, contatti e soprattutto una grande voglia di spaziare tra gli argomenti più disparati. E muoversi tra le varie istituzioni, con i contatti sempre attivi. E poi documentarsi, leggere, capire, parlare con fonti varie ecc ecc. Chi non fa il giornalista spesso non può capire. E mi stupisce che la direzione del Corriere non se ne renda conto. Sono veramente senza parole. Non c’è niente di peggio delle burocrazie che infieriscono anche dalle stanze dei grandi giornali: ma come volete che il giornalista possa “trovare soluzioni idonee circa i tempi di abbandono della propria residenza” se le compagnie aeree non hanno ancora ripreso a volare regolarmente e se per ottemperare a tutte queste incombenze bisogna fare i conti con le chiusure degli uffici a causa del Covid19? Ma che mondo è questo dove un giornalista viene trattato senza nessuna considerazione per il suo lavoro trentennale per l’azienda con la richiesta perentoria da parte dei burocrati di “riconsegnare in tempi brevi le dotazioni aziendali in suo possesso”?